Lì ci sono i passi

Voglio baciarti gli angoli della bocca.
Lì c’è il tuo sorriso.

Voglio accarezzarti le orecchie.
Lì ci sono le mie parole.

Voglio toccarti le gambe.
Lì ci sono i passi che ti porteranno a me.

Le buone intenzioni

Nel silenzio del pomeriggio
i televisori degli altri.
Ho passato cinque minuti a non pensarti oggi
pensando di non doverti pensare.
Che farsa le buone intenzioni.

Oggi il tuo amore, domani il mondo

dove lo sguardo si rarefa
e non arriva
lì infondo
c’è la colonna di fumo
e la tua trincea in fiamme
 
io
tra i brandelli dell’ultima città conquistata
e le rovine che agonizzano tutto intorno
sto per raggiungerti
voglio chiamare il mio impero
col tuo nome
 
non difenderti
non potrai
oppure fallo
ma sarà inutile
e forse bellissimo.
 
Oggi il tuo amore
domani il mondo.

Poche cose aggettate

Poche cose aggettate
 
sulla balconata le camelie resistono
dal fronte silenzioso torreggiano
senza combattere
 
poche cose aggettate
 
rindonda la quiete
costellata di piccoli bagliori lontani
che s’accendono lenti come guerre che non ci riguardano.
 
poche cose aggettate
 
un vizio che so ricordare bene
arrivava seguito da una nuvola polverosa
praticamente una mandria di bisonti spaventati
 
poche cose aggettate
 
la finitudine
la crisi globale
gli ammacchi alla carrozzeria
 
poche cose aggettate
 
significa che adesso devi alzarti amore mio
perché il temporale ha smesso di benedirci
e io sono così stanco di starmene al sicuro.

La forma che ha la tua nostalgia nella mia mano

Tieni
– mi disse
con un sottile sfiato di voce
come fosse dentro a un respiro –
questa è la mia nostalgia
tienila tu
io rischierei di perderla
o peggio
stropicciarla
rovinarla
ucciderla.
E comprendi
– aggiunse –
che c’è poco da guardare
nello spettacolo degli uomini
se la tenerezza non è avvinta
stretta stretta
alla nostalgia
nel mirabolare
potrebbe capitolare
e frantumarsi in piccoli cocci d’indifferenza.
Aprii una mano
gliela porsi
– chiudi gli occhi! – mi fece
e io chiusi gli occhi
sentii un piccolo oggetto freddo posarsi sul palmo
e poi le sue mani che chiudevano le dita della mia
con dentro la sua nostalgia.
Adesso voltati – disse –
così ebbe le mie spalle
puoi aprire gli occhi ma non la mano – disse –
così li aprii
comincia a camminare – disse –
così cominciai a camminare
quando arriverai a sentirti lontano abbastanza – disse –
da me
lontano da me
bhè
solo allora
potrai fermarti
aprire il tuo palmo
e guardare la forma che ha la mia nostalgia nella tua mano.
Ci fu molto tempo
che percorsi
prima di sentirmi lontano abbastanza
così tanto tempo
che arrivai in fondo alla notte
nera come il male
come il niente
e allora aprii il palmo
e nel buio denso denso
luccicò
un piccolo elefante di alabastro.
 

La libellula

Dalla finestra bianca
il grecale mi porge un dono
un’ala di libellula
che per certo senza quella non vola
ma serve a questa poesia
 
ogni folata
l’avvicina a me
l’ala che pare di vetro piombato
quello delle vetrate di una cattedrale
si accosta al mio piede scalzo
un po’ di uomo
che non insegue più nessuna traiettoria
di nessuna libellula
che viene a dissetarsi
raschiando la superficie del mare.
 
La libellula insegue l’uomo adesso
non tutta
solo l’ala
che il grecale mi porge in dono.
 
Serve a questa poesia
il grecale
una libellula
le cattedrali
il mare
i miei piedi scalzi
una finestra bianca
l’uomo.

Pochi splendidi fallimenti

Sollevandosi dalla sedia di plastica
le braccia si tesero sui braccioli
e per la forza messa
le mani si contrassero
in piccoli muscoli in esercizio
la bottiglia dell’acqua
non ancora finita
la portò alla borsa
guardandosi attorno
come stesse rubando il cuore del mondo
 
ci servì
poi
per recuperare liquidi
e affrontare in forze
ancora
pochi splendidi fallimenti.