La sonata al chiaro di luna – Ghiannis Ritsos

Poesia in Rete

Foto di Rebecca Litchfield Foto di Rebecca Litchfield

(Sera primaverile. Grande stanza di una vecchia casa. Una donna anziana, vestita di nero, parla a un giovane. Non hanno acceso la luce. Dalle due finestre entra un implacabile chiaro di luna. Ho dimenticato di dire che la Donna in Nero ha pubblicato due o tre interessanti raccolte di versi di ispirazione religiosa. Dunque, la Donna in Nero parla al Giovane):
 

Lasciami venire con te. Che luna stasera! 
La luna è buona – non si vedrà 
che si sono imbiancati i miei capelli. La luna 
me li farà di nuovo biondi. Non te ne accorgerai. 
Lasciami venire con te. 

Con la luna ingrandiscono le ombre nella casa, 
mani invisibili tirano le tende, 
un dito pallido scrive sulla polvere del piano 
parole dimenticate – non le voglio sentire. Taci. 

Lasciami venire con te 
poco piú avanti, fino al recinto del mattonificio, 
fin dove la strada svolta…

View original post 2.196 altre parole

Una carta sola giocata al buio

Quando ho fatto per guardarmi le scarpe
salendo i quattro gradini del tempo
mi sono accorto dello sporco
che lasciano le stagioni.
E mi manca l’attesa
che da il vuoto
quando mi
pugnala,
invece
ogni
è
solo
un’altra
carta sola
giocata
al buio
nero
fitto
stupido
come me,
che solamente
due confini reggo:
quello della
cattiveria
e quello
della
vita.

La precedenza

Vorrei vederti guidare
e così
starmene accanto
mentre guardi i segnali
e incroci sguardi avversi:
i maschi che
grazie al tuo sesso concavo
ti danno la precedenza
e non solo quella.

Il primo pomeriggio della mia vita

Il primo pomeriggio
della mia vita
si chiamava
Arianna
aveva otto
o forse nove
cicatrici sul braccio
camminava
sempre a
testa in
giù
e
se
oggi
ancora
si ricorda
un poco di me
è solo perché
una volta
le dissi
che
per me
poteva stare
con la testa in giù
tutto il tempo
che voleva
che tanto
i mostri
restano
mostri
per lei
per me
per tutti.

Un viaggio piccolo

Facciamo un viaggio piccolo
alzati dal divano
disegnati gli occhi
mettiti un vestito con una fantasia semplice
e andiamo a fare un viaggio piccolo
prendo l’autostrada
e guido fin dove ci va
con i fanali rossi
e alcune canzoni che scegli tu
guardiamo le sagome delle case abbandonate
verso Candela
e poi gli spilli rossi delle girandole eoliche
cerchiamo una trattoria nientaffatto turistica
di quelle che scelgono i camionisti
ci piace il suono dgli pneumatici
sull’asfalto buono dell’autostrada
e il freddo che cresce come si accende il nerobuio
dai, un viaggio piccolo
ci inventiamo un motivo
per scappare da qualcosa
così siamo pronti
una specie di esercitazione
 
spegni la tv.

Aspetto ogni sera

Mentre scende le scale
si allunga tutta
ora rasenta il muro
ed è più bella della realtà
più il tempo passa
meglio occupa lo spazio
aspetto ogni sera
che l’ombra del tuo pianoforte
sfili la sua luce
e si unisca a me.

Direzioni diverse

Il ragazzo le chiede una sigaretta
lei lo guarda cospirando noia
vieni a fumare?
non vengo a fumare!
ma non c’è bisogno di rispondere così.
Lo sai che mentre mangio non fumo.
Quello fa spallucce
esce stringendo la sigaretta tra le labbra
lei lo segue con la coda dell’occhio
poi torna a guardare l’uomo di fronte
che ride con sua moglie.

Commettendo un delitto

La casa bisogna che sia profumata
altrimenti la notte
non ci riesci a dormire.
Intanto
dall’altra parte del mondo
starà albeggiando
e chissà a quale distanza
qualcuno
sta commettendo un delitto;
perché certamente
qualcuno
sta commettendo un delitto
oppure solamente
non sta sopravvivendo
a una notte senza luna.

La palla, di Emanuele Kraushaar

Molto.

Grafemi

Emanuele Kraushaar, oltre a essere il motore di Tic Edizioni, piccola e valida casa editrice romana, è anche un autore particolarmente interessante, con una particolare predilezione per il racconto brevissimo. A marzo ho fatto un salto a casa sua, dalle parti di Trastevere: per un errore dell’Enel, gli era stata tolta la corrente per cui mi ha mostrato la sua immensa libreria a lume di candela. Tra varie chicche, c’era anche il suo primo libro di poesie, pubblicato quando aveva 7 anni. Un enfant prodige che, per inciso, meriterebbe un’attenzione maggiore, o migliore, da parte degli editori – o almeno questo è il mio parere.

La palla
di Emanuele Kraushaar

La cosa che più mi riusciva fare nella vita era la palla.
Mia moglie l’ho conquistata così. Attorcigliandomi su me stesso, con la testa attaccata al sedere e rotolandomi per la strada, veloce e senza sbavature.
Luminoso.
Ero così quando…

View original post 246 altre parole

Vorrei vederti guidare

Vorrei vederti guidare
e così
starmene accanto
mentre guardi i segnali
e incroci sguardi avversi:
i maschi che
grazie al tuo sesso concavo
ti danno la precedenza
e non solo quella.