Sabato sera le donne nei parrucchieri la commessa del cash’n’carry sola alla cassa si guarda le unghie quelli che erano i miei amici di asilo e elementari gesticolano forte sulla soglia di una sala scommesse all’autoradio Mi manchi della Bertè cose umane, tutte al posto loro solo io cerco un’altra dimensione qualcosa che mi faccia mancare tutto questo poco.
È sera e parli è come in un miraggio ma parli è sera e sorridi è come in un miraggio e mi guardi e fuori c’è un ventaccio, libeccio e suonano bene alcune parole le ho immaginate ma non saprei dirle mi cerca tutto di te ti alzavi e creavi un vortice che annusavo serrando gli occhi benedicendo l’esistenza in quell’istante in quel posto con quella luce il profumo del tuo cardigan bianco È sera e parli e non dici niente e vinco quello che non ho vissuto e che ricorderò, sì ma solo fino alla prossima gelatura primaverile.
E per un soffio non fosti mie giornate una gioia mattutina o un suono che mi sveglia. Per un soffio uno soltanto non sei il cuore altero e il mio sogno scritto. Per un soffio tu non mi sei questa notte il sonno distratto dal desiderio di esistere nel tuo buongiorno sbagliato.
Comprammo due pacchi di Merit, poi mi disse di guidare fino ai laghi e a una certa girare a sinistra. Scendi scendi, fece. Destra, sinistra, sinistra, sinistra, destra. Il casale prese a profumare solo dopo aver chiuso la portella dell’auto. Sapeva un po’ di muschio, un poco di sale, un poco di nafta, e petricore. Sara accese la veranda, sembrava le falene non aspettassero altro. Niente fu detto, solo fu fatto dell’amore iniquo, colpevole, freddo, imperiale. Poi di nuovo in veranda, sulle sediacce, le feci presente che la mia macchina era rimasta a Otranto, quella mi scalciò addosso coi piedi neri, da sedia a sedia. Tre sigarette furono succhiate a turno veloci. Poi due, più lente, pur sempre le tre del mattino. Commettemmo l’atrocità di parlare solo dopo aver leccato la notte. Così andò: io uscii la lingua, non la guardavo, guardavo la pineta, lei mi diede gli occhi e pure lei clachh, srotolò la lingua con lo schiocco. Ve l’ho detto, leccammo la notte. Ora cosa avete da guardare? Ci dicemmo quello che non saprete. Andate a dormire, adesso.