Barbecue

Il mio cane
accetterebbe di me ogni cosa
che per gli altri umani
sarebbe inconsueta
sospetta
strana.
Per esempio
potrei accendere un barbecue
ogni mattina alle 6
senza però cuocere nulla:
s’accuccerebbe nel cortile
e dormirebbe sapendo che sono lì
comunque.
Potrei
starnazzare
o imitare il pavone:
prenderebbe ad abitudine pure quello.
Che gli frega?
Quello che conta
è che io ci sia
che io gli esista appresso
non importa in quale modo.
Stamattina
ho letto le ultime pagine
di una raccolta di Simic
poi ho acceso il barbecue
– aspettavo ospiti –
dopo sono entrato in casa
ho aperto un altro libro
di un altro autore
su versi a caso;
sentivo il bisogno di leggere
ancora una poesia
una soltanto
una dose della nostalgia di qualcun altro
un poco di parole giustapposte.
Se il mio cane accetta
posso accettare pure io
di farmi piacere la poesia:
questa cosa strana
che gli uomini fanno
quando quello che c’è
quando c’è
non è abbastanza.
Basta che si esista appresso.
 
 
 
 
* ~ l’acquerello è di Filippo Motole – “Vittorio e Shiro” [2016].

L’invasione

Sarà sufficiente trovarci al centro
di una grande città come questa?
Basterà a limitare la deflagrazione
l’invasione
la rivoluzione
a cui ci stiamo affacciando?
Il nostro amore farà male a qualcuno?
Qualcuno farà male al nostro amore?
Le nostre mura di difesa sono il Mediterraneo intero
ma il nemico ha le ali
raggiungerà me
raggiungerà te
ci cambierà le parole
e ce le riconsegnerà sbagliate.
Allora proviamo a cantarle
queste parole:
la noia non sa cantare.

Fino a più tardi

Eppure eppure eppure
avrei potuto fare di più per te
per esempio sposarti
o riuscire a capire di cosa parlavi
quando non smettevi
di guardarmi sorridendomi.

Tu in un’altra vita mia

Fammi una foto
adesso che sono giovane e raggiante
capace di piacere persino alle tue amiche stronze
nascondila tra le pagine di un libro che moltissimamente hai amato
in modo tale che in un’altra età deciderai di rileggerlo.
 
Quando saremo
tu in un’altra vita mia
io in un’altra vita tua
magari durante un trasloco
troverai uno spazio nello spessore delle pagine
– e qui cosa c’è? –
spalancherai i fogli partendo dalla rilegatura.
 
Da lì in poi
saremo amanti.
Adesso no
adesso è solo
una corsa al riarmo.

Εγώ Σ’ Αγαπώ

La donna greca della taverna
tutta ammantata di malinconia
con uno sciame di pensieri che le ronzano sopra la testa
fuma sospirando.
 
Guarda il molo
e le barche bianche
ipnotizzate dal mare marmorizzato
dalla luce della luna.
 
Un cliente schiocca le dita in sua direzione
lei scaccia via la ronza dei pensieri scuotendo lo sguardo
chiude di nuovo dentro sé la malinconia
fa tutto questo velocissimamente.
 
Ora sorride di un sorriso inquinato
mentre parte un’altra vecchia canzone
che dice
“egò s’agapó”.

L’allenamento

L’estate caldissima ci rendeva scontrosi
senza dialogo, solo parole dette male
e allora spesso mi ritrovavo a fare lunghe passeggiate
giravo per il quartiere, persino i sottopassi
un giorno svoltai per una viottola popolare
sfociai in un grande spazio luminoso
un campo
un campo con una rete tutta attorno
una manciata di ragazze correvano indaffarate
una squadra o parte di una squadra di football americano
a malapena credevo ne esistesse una maschile in tutta Italia
quindi mai avrei immaginato ci fosse
una squadra femminile di football americano
nella mia città, persino.
Mi sedetti su uno dei tre gradoni di cemento
assistetti all’allenamento
assistetti a quelli dei giorni seguenti;
Agosto fu scandito dall’allenamento delle ragazze
e da questo mio appassionarmi al football americano.
Cominciai a seguire la NFL
ma non avendo nessuno con cui parlarne
indagai su quale fosse il posto in cui la squadra
celebrava il terzo tempo.
Lo trovai:
un baretto vicino al campo.
La prima volta che c’entrai, con mia grande sorpresa
due di loro mi salutarono.
Mi colpii il fatto di ritrovarle
a indossare una femminilità
che non s’addiceva al contesto.
Conobbi Lucrezia
e finii nel suo letto.
Dentro ai giorni la città si aranciava
le strade si ammantavano di foglie d’acero
il mio cuore si alleggeriva
e il tumulto che portano le cose nuove e improvvise
si quietava col fresco della sera
ma forse
non era la sera.

Mi riguarda tutto questo?

Mi riguarda il gatto che lecca la griglia su cui ho arrostito ieri?
Mi riguarda Shiro che, appisolato sull’atrio soleggiato
non se ne accorge e quello continua fare?
Mi riguardano le foglie dell’ulivo
che sfottono le nuvole bianche?
Mi riguarda l’edera rigogliosa che stringe il mandorlo?
Mi riguarda il suono soffice
che fanno le carrube quando cadono sul fogliame?
Mi riguarda il contadino che per una riconoscenza sconosciuta
o per abbondante generosità della sua terra
mi fa dono dei fichi maturi?
Mi riguarda la legna che si stiracchia asciugandosi al sole?
E la lucertola che stringe gli occhi sul muretto di pietra scuffilato?
Mi riguarda?
Il maestrale che diverte il pino, mi riguarda?
Il rosmarino selvatico
che accasa il timo e gli aghi degli asparagi, mi riguarda?
Le chianche vestite del muschio che indica un certo nord,
mi riguardano anche loro?
Mi pare ci sia qualcosa che non vorrò lasciare mai;
e pregherei i giorni
di prendersela con calma
di non affrettare i passi
o almeno di non contare quelli pallidi
e di convincere sua signoria il tempo
ché è lui
a dare le carte
dopo averle segnate tutte.

Il bacio

Porta la testa in avanti
si prepara al lancio
allo scatto finalizzato
tutti i muscoli contratti
parlano di una volontà indicibile
poi finalmente: il bacio
 
dopo, un poco di sfinimento c’è
le labbra appese al volto
sfinite dal lavoro
gettate oltre il fatto
anche per loro adesso
è arrivato il momento di non più dire.

Fiori blu su corpo bianco

Fu bello bagnarsi nell’Egeo
accarezzando la virgola in cui
l’ultima unghia dell’Olimpo
graffia l’arenile di pietre lunari
e alle tre del pomeriggio
sentir arrivare un profumo intenso: triglie fritte
così raccogliere le poche cose nello zaino
precipitarsi nella taverna sopra il mare.
 
Un vestito a fiori blu
si tolse da un corpo bianco
baciò la terra
e divenne Grecia.
 
È bello ora soffocare di nostalgia
attendendo un barcone scassato
che mi porti nella grotta di Agamennone
a flirtare con la storia. Di nuovo per l’ultima volta.

I tuoi fiori

C’è una piantina in un grande vaso di terracotta, all’ingresso
l’ha portata il giardiniere almeno quattro mesi fa
da lui è stata innaffiata per un paio di mesi
s’è impettita di verde e vestita di fiori.
Il giardiniere poi
tutto occupato con il nuovo roseto
ha cominciato a dimenticarsene;
la piantina quindi s’è seccata
così ho preso a metterle l’acqua che Shiro
faceva avanzare nella ciotola:
qualche goccia al mattino e poi di nuovo a sera
senza speranze di sorta
[né ho avuto mai il pollice verde].
Oggi
mi sono ritrovato a toglierle di dosso
i vecchi rametti secchi:
di nuovo i tuoi fiori fucsia
– mi sono sorpreso a dirle –
e nemmeno conosco il tuo nome.