Vorrò.

In un cielo diverso

ho un sorriso per il tarassaco

un po’ di corpo per le stelle

e un calice di piedi scalzi sul mio pancione.

Questa terraccia non è stata pensata

per l’assenza di entusiasmo

eppure eccolo l’abbiocco del vuoto:

trascina di forza la collottola al grigio.

– tutta bava – 

    Ma conservo una devozione

    che attende di slancio

    una gioia bambina

    uno schiocco d’amore

    una dedica carminia

    alla quercia complice

    di un vento novello.

    Vorrò.

    Nei giorni di sempre

    Sei rimasta dentro a una specie di sogno

    meno reale con gli occhi aperti

    senza più il profumo del vestito di fiori

    rosa, blu, gialli, bianchi

    persino i miei polpastrelli viziati dalla tua pelle ragazza dimenticano il tocco

    voce poi eco sempre più lontano

    avesti fame e andammo a mangiare dove volevi tu

    una sensazione di conforto nei giorni di sempre

    la stessa che adesso rincorro

    cercando un indizio del lampo

    resta l’immagine del molo deserto 

    che scorgevo dalla tua nuca abbracciata

    e le barche ormeggiate nel riposo invernale:

    dimenticate e lontane dal privilegio della cura

    anche loro

    attendono un ritorno.

    Una fotografia

    Una giovane donna
    al centro di una fotografia
    lei cammina
    taglia l’inquadratura perpendicolarmente
    eppure è sfocata
    riesco a notare la sua pelle chiara
    e i capelli neri corti e aperti dal vento
    lo sfondo è una texture di persone
    le persone, invece, sono bene a fuoco
    un mercato rionale, forse
    certamente d’estate
    magliette colorate
    e sole chiaro che le ravviva tutte quante
    la giovane donna veste una gonna bianca
    le arriva alle ginocchia
    una maglia a bande orizzontali
    verdi, bianche – le più sottili – e rosse
    cammina di fretta
    tenendosi alla borsa come se questa pesasse una tonnellata
    e guarda in basso
    proprio in direzione
    del suo prossimo passo.

    Non era mai salita sulle macerie.

    La professoressa non voleva sentirsi sola mai
    tutta tenuta attenta a farsi amare da pochi
    e da quei pochi moltissimamente
                     – chissà da chi non è stata amata –
    me lo chiedevo ogni volta che segnava sul registro
    le mie uscite improvvise dalla classe.
    Strano era guardarla e capire quanto avesse pianto
    durante la notte e persino in macchina
    mentre raggiungeva scuola.
    Io capivo, ne ero sicuro sicuro sicuro.
    Lei era bruttina, ma certamente da sposare
    da quello che diceva sapeva cucinare
    al mondo ci sapeva stare
    e credeva e forse crede ancora
    che le poesie siano tutte rime da baciare
    una donna semplice era, e probabilmente
    è.
    Una volta provai a darle quello che mi aveva chiesto
    il compito, l’esercizio, eccetera
    lo feci male, ovviamente
    ma non si disperava
    mi trattava come era stata trattata:
    senza parlare mi metteva UNO.
    Me lo metteva perché ZERO sarebbe stato scontato
           – al di là della semplice battuta.
    Ho voluto bene alla professoressa
    lei non lo sa;
    mi sentivo un po’ Cristo a volerle bene.
    La guardavo con occhi di sfida
    ma quando poi puntualmente me ne finivo in bagno
    a spliffare con gli altri
    la pensavo
    la pensavo assai
    pensavo a quello che l’aspettava a casa       – sola sola –
    il dato che avevo era che non aveva alcun amante-amico-marito.
    Era un foglio di plexiglass
    non le si intravedeva nessuna propensione
    io poi che nelle persone ho sempre cercato d’intravedere
    un gusto musicale preciso
    di lei non ho mai capito quale fosse.
            Grave!
    Però ha avuto un grande amore
    questo lo so per certo
    lo sento per certo, più che altro.
    L’ha dilaniata quello.
    Non era mai salita sulle macerie.   Anche.
    Spesso mi sarebbe piaciuto congelare la lezione
    alzarmi
    andare verso la cattedra
    e chiederle:
    viene in bagno con me!?

    La precedenza

    Vorrei vederti guidare
    e così
    starmene accanto
    mentre guardi i segnali
    e incroci sguardi avversi:
    i maschi che
    grazie al tuo sesso concavo
    ti danno la precedenza
    e non solo quella.

    Direzioni diverse

    Il ragazzo le chiede una sigaretta
    lei lo guarda cospirando noia
    vieni a fumare?
    non vengo a fumare!
    ma non c’è bisogno di rispondere così.
    Lo sai che mentre mangio non fumo.
    Quello fa spallucce
    esce stringendo la sigaretta tra le labbra
    lei lo segue con la coda dell’occhio
    poi torna a guardare l’uomo di fronte
    che ride con sua moglie.

    Una giovane donna

    Una giovane donna
    con un fazzoletto nero sul capo
    entra in una chiesetta di campagna
    intonacata di fresco
    bianca e luminosa
    come le piccole croci di legno d’ulivo
    che se ne stanno vicine vicine
    perché i morti
    non hanno fastidio per gli altri morti
     
    la giovane donna
    con i capelli di castagno
    che le scappano via dal velo
    s’inginocchia al Cristo
    sibila la sua devozione
    poi striscia fino ai piedi trafitti
    e glieli bacia
    adorando il dio e l’uomo
    il figlio e il padre
    lo spirito e la carne
     
    la giovane donna
    con gli occhi oliati di pianto
    ora
    si fa bagnare dalla luce del giorno
    l’incenso e l’odore delle candele
    scivolano via dalla veste nera
    e se ne tornano dal Cristo
    il lentisco colora le tombe
     
    adesso la giovane donna
    respirando un poco di sole
    lancia lo sguardo oltre le tombe
    oltre il gracile steccato bianco
    oltre i torreggianti cipressi
    e tira le labbra
    fino a renderle sorriso
     
    il giovane uomo
    la sta aspettando
    in mezzo al campo della vita.

    A grandi passi

    A grandi passi
    ti ho camminata
    il mare sospirava come una donna
    muggiva come lei quando piange
    A grandi passi
    Dama
    come una farfalla bianca
    nel mezzo del grande oceano blu
    A grandi passi
    corriamo ad arrenderci.

    La sera in cui lei arrampicò il corpo di lui

    Gli arrabbiati piacciono agli arrabbiati
    tu respira e cerca di copriti da quella pioggia nera
    – mentre le diceva così
    venne un rapido ululato dal traffico cittadino
    che gli divorò per un breve momento le parole
    guardava oltre il vetro
    dietro i palazzacci annottava
    poi continuò
    – io non cerco un’oasi di tranquillità
    cerco il tumulto
    il precipizio
    e in tutto questo
    di farmi mancare il più possibile le cose necessarie.
     
    La donna
    poggiata scompostamente sul divano alle spalle di lui
    si coprì la faccia
    voleva fermare il peso delle parole
    combattere la gravità pachidermica di ciò che le stava per dire.
    L’uomo si voltò senza rivolgerle il viso
    le si avvicinò
    torreggiando
    lei lo arrampicò con gli occhi
    che parevano due pozzanghere
    allora partì dalle ginocchia
    al pube
    poi il petto
    il mento
    la bocca
    e infine
    esausta
    raggiunse l’iride.
     
    – Ricordi la linea da cui siamo partiti?
    L’amore è una maratona
    si parte assieme
    e vince uno
    uno solo
    e non
    sei
    tu.

    Quanto si sono amate le nostre solitudini

    Le tue palpebre tengono sospesa
    la mezzaluna delle tue pupille.
    Contenevano quello che hai visto
    fino al momento del mio arrivo
    s’è riversato il bacile lurido
    dei ricordi slavati
    rigati dal tempo.
     
    Non dimenticherò mai,
    quanto si sono amate
    le nostre solitudini
    o quanto si sono colorati
    i nostri pensieri
    nella velocità del caso.