Vorrò.

In un cielo diverso

ho un sorriso per il tarassaco

un po’ di corpo per le stelle

e un calice di piedi scalzi sul mio pancione.

Questa terraccia non è stata pensata

per l’assenza di entusiasmo

eppure eccolo l’abbiocco del vuoto:

trascina di forza la collottola al grigio.

– tutta bava – 

    Ma conservo una devozione

    che attende di slancio

    una gioia bambina

    uno schiocco d’amore

    una dedica carminia

    alla quercia complice

    di un vento novello.

    Vorrò.

    Le cose amate al buio

    Alcune case di campagna abitate solo d’estate
    l’inverno addormite con le cose amate al buio
    l’umido freddo familiare
    devi accendere una lampadina e arrivare alla persiana
    quella resiste prima di scricchiolare
    poi una bava di luce risveglia il pulviscolo
    e fa sbadigliare i quadri e il divanoletto e un bicchieraccio
    fatto orfano da chissà quale fuga ottobrina.
    Mi sento come una di quelle
    quando la cancellata cigola
    saluti il cane
    varchi il porticato
    e mi fai desiderare di essere
    nient’altro di quello che già sono.

    Nei giorni di sempre

    Sei rimasta dentro a una specie di sogno

    meno reale con gli occhi aperti

    senza più il profumo del vestito di fiori

    rosa, blu, gialli, bianchi

    persino i miei polpastrelli viziati dalla tua pelle ragazza dimenticano il tocco

    voce poi eco sempre più lontano

    avesti fame e andammo a mangiare dove volevi tu

    una sensazione di conforto nei giorni di sempre

    la stessa che adesso rincorro

    cercando un indizio del lampo

    resta l’immagine del molo deserto 

    che scorgevo dalla tua nuca abbracciata

    e le barche ormeggiate nel riposo invernale:

    dimenticate e lontane dal privilegio della cura

    anche loro

    attendono un ritorno.