Il fuoco

Ti ricordi
l’odore del calore che sale dalla spiaggia
che la terra rilascia
nelle notti fresche
che ci ricordava
la promessa del giorno che sarebbe venuto
e ci avrebbe trovati non vestisti
non composti
non avvinghiati
nella morsa di uno nell’altra
sul letto di cotone?
 
E ti ricordi
cosa dicono i greci
quando fanno l’amore
negli hotel a 2 stelle
vicino al tempio di Apollo
quando noi c’eravamo appena svegliati
e avevamo trovato l’americano a mangiarsi 4 uova
sode
perché non avevano i pancake e la pancetta
e ti guardava che tu mi guardavi
che cercavi la gelosia che io non ho mai avuto
né concesso
né praticato
né mai voluto conoscere?
 
La gelosia è il fuoco:
poca riscalda
troppa uccide la vita.

Rebetiko del naufrago innamorato

Conosco una donna
e le sue croci bianche
la luce è luce nella luce
e fa della vita la vita
 
è un profumo la donna
a cui canto
si fa guardare come una calamità
si fa desiderare come la fortuna
 
bevo il suo cuore
canto con gli anziani
al tavolo del rebetiko:
la zattera per non affondare nella notte
 
i suoi capelli sono origano selvatico
acini d’uva nera i suoi occhi
il suo collo un porto quieto
e alla sera
quando sole danzano le falene
sotto la mia pelle
succede una festa di paese.
 

L’albicocca

  
Sul piccolo molo di travi galleggianti, tenute al fondo da corde e pietre pesanti, s’attracca la barca vecchia fatta di legnaccio, col suo odore di olio meccanico e nafta mista a salsedine. Pronta per salpare al suo giro, una turista grassa in costume due pezzi che sembra un’enorme albicocca succosa e troppo maturata al solleone, con un panino assaggiato in una mano e la borsa tenuta con l’avambraccio, sovrastata da un largo cappello da spiaggia, grida nella sua lingua a quelli rimasti a terra di sbrigarsi, ché quel contenitore galleggiante sta per salpare; solo la sua voce forte da fumatrice rompe la musica costante, acidognola e sguaiata come cani che piangono in coro, dei bambini greci che giocano sul bagnasciuga.

L’albicocca tira un grande strappo al suo panino da bar mentre nel masticarlo vistosamente gracchia un’altra frase ruvida e portentosa.

La raggiungono due ragazzine snelle, dorate, con una peluria bionda che corre dall’attaccatura del loro collo fino alla schiena elastica e slanciata.

Sono le sue due figlie, presumo. Eh sì, sono le sue due figlie, ne ho conferma.
Ho strappato una promessa al loro destino, di non divenire mai come la loro albicocca genitrice. Non sembra possibile possano avere un divenire tanto incline a decadere.

La barcaccia parte, i cani guaiscono, una coppia fa l’amore più al largo, sono convinti nessuno se ne stia accorgendo.