Gli occhi di Serse

Un anziano pastore tedesco arruffato si trascina lento
la lingua gli pende da un lato del muso
viene portato a guinzaglio
da una ragazza con la maglietta fucsia
che sorride sempre;
guardandolo sorride di più.
Dentro alla luce aranciata
della giornata consumata
nel parco siamo io
lei
l’anima stanca.
Il vecchio pastore tedesco ha su di sé
intorno a sé, una luce diversa
più chiara e brillante
pare un guerriero
che ha finalmente smesso le sue battaglie
che ha guardato gli occhi di Serse,
come a portare dentro alla memoria sua
alcune grandi responsabilità della storia.
Mi ricorderò di te, Maestro
e magari sposerò la tua padrona
che sorride sempre
e che guardandoti
sorride di più.

Via Santa Lucia

Le case murattiane colano a picco
nei marciapiedi di pietra
e in un silenzio irrisolto
la via mi dice per chiari cenni
che il caldo costringe gli umani
ognuno nel suo rifugio
ad ansimare
a rinviare
le cose da fare
la lingua nera dell’asfalto
si srotola sulla via lunga
retta
infinita
solamente le cicale aspettano l’amore
le persiane verdi
uniche ferite sulla calce immacolata
nascondono qualche vecchina
che un tempo
ha assaggiato un amore
e nascosto un dolore

 

 

passa un ragazzetto su una bici blu

e spegne le cicale
mano a mano
che avanza
su Via Santa Lucia

 

 

le cicale riprendono

a implorare l’amore
tutto quello che non ho saputo darti.

Nostri errori di valutazione

Ho pensato
se fossimo le zampe di un ragno.
Ho pensato
se fossimo due rocce dolomitiche.
Ho pensato
se fossimo l’oceano in inverno
a cinquemila metri nel profondo.
Ho pensato
se fossimo due formiche.
Ho pensato
se fossimo le nostre lingue.
Ho pensato
se fossimo le nostre bugie.
Ho pensato
se fossimo due foglie di timo selvatico.
Ho pensato
se fossimo quello che ci raccontiamo.
Ho pensato
poi l’ho fatto di nuovo
e di nuovo ancora
e no
siamo solo i nostri errori di valutazione.