Come siamo brave persone

Grugnisce la città

come il porco affamato

invece nella campagna

si abbaia a ogni cane sbracato 

fifa dei polli canto del niente

vena nel tuo corpo stancato

innocenza prosciugata

amore mio raccontami la storia

di tua madre della masseria

cose turistiche e scandali di paese

e di come siamo brave persone:

ci amiamo per niente

ci odiamo per tutto.

Il valore del porco

che si diano pure le perle ai porci

che fa?!

che acquistino valore i porci inghiottendole

non si volteranno a divorarci

quindi che badino loro alle perle

noi ci faremo bastare

guardandoli grugnire

il lusso composto della pietà

Il tuo cardigan bianco



È sera e parli
è come in un miraggio ma parli
è sera e sorridi
è come in un miraggio e mi guardi
e fuori c’è un ventaccio, libeccio
e suonano bene alcune parole
le ho immaginate ma non saprei dirle
mi cerca tutto di te
ti alzavi e creavi un vortice
che annusavo serrando gli occhi
benedicendo l’esistenza in quell’istante
in quel posto con quella luce
il profumo del tuo cardigan bianco
È sera e parli
e non dici niente e vinco
quello che non ho vissuto
e che ricorderò, sì
ma solo fino alla prossima
gelatura primaverile.

Niente da dichiarare

Districammo le mani

non rimase che il vuoto

lo riempimmo gesticolando

dando un colore al disordine.

Fermi nello spazio che occupavamo

ci guardammo intorno

cercammo una gravità 

alla quale appartenere.

Le carezze orfanelle

se ne restarono sospese

inutilizzate si fecero antiche:

nulla più le riempiva o rianimava. 

Al primo schiocco del frigorifero

tornammo alle cose terrestri

smettemmo di domandarci l’amore

compimmo un altro giro del sole;

una terra disabitata dietro le palpebre

e niente da dichiarare

al confine dell’ultimo bacio.

Illustrazione di Ryan Tippery

Passa domani

Se io leggo il mio sterno

ci trovo scritto “passa domani”;

le colpe del dopo

le narici dilatate

gli occhi bruciano

il pezzo sfasciato

e tutto è moltiplicato ma più piccolo, svilito

non spendibile alla cassa

se non barattando questa colpa gelida

per una grazia più grande

ronzante viva turbolenta e ritta

e che mai mai mai riconoscerò.

Un fatto cardiologico

Accade

nel volto serale dei due soli

che la distanza si ferisca lì

dove il corpo meritava casa e guscio;

si facesse il salto delle carezze

avremmo o non avremmo il merito

di parlarci in bocca?

Conosco davvero il tuo colore

o è solo esegesi?

Porto la reliquia qui

vicino al sottopelle

per un fatto cardiologico

(tutto ti somiglia).

Illustrazione di Ryan Tippery

Marcia nuziale

Commettiamola qualche dialettica svirgola

senza amarci troppo

la capacità di tirarci addosso la verità

la vanità scomposta del vestito bucherellato, dai

e la marcia nuziale tutta per noi

una marcia nuziale immaginata, scema

come ci starebbe bene un sax dolorosissimo

un’altra colpa a ridosso del futuraccio.

Vero o no

Gli asfodeli del Peloponneso mi hanno cercato nel sonno.
A quanto pare non era vero il miraggio di una terra senza amore
il dio non volle essere il solo ballerino della taverna;
portandoti rifece il giardino che ci meritammo
a forza di desiderare il buio e la baldoria.
Tesa tesa la corda non cedette
cedette l’arco invece, quel malandrino
non potemmo far altro che passarci a turno la freccia
ridendo immaginando la traiettoria che non ebbe.
La cera si strusciò senza che la processione passasse
e se pure fosse passata
la candela
l’arco
la freccia
gli asfodeli
il buio
e la baldoria
non ce li saremmo fatti mancare.
Vero o no!?
Vero!
E diglielo tu.

La passeggiata

Mentre passeggiavamo
e ti legavi il pullover alla vita
mi parve che il quartiere fosse
una scenografia perfetta
m’importava solo che quel pomeriggio
ti avessi preparato un buon caffè;
la casa del vigile, alla girata
aveva la veranda con le luci accese
una piccola festa forse o semplicemente
sua moglie che leggeva al fresco;
raggiungemmo il mare
mentre quello muggiva
per scacciare i turisti dell’ultima ora
avrei voluto dirti qualcosa di forte
che potesse incastonarsi con la potenza di quel momento
invece praticai una specie di silenzio
perché posasti la guancia sulla mia spalla
così facendo mi rimboccasti le parole e
senza accorgertene
facesti un capanno attorno alla mia gioia bambina
e cominciasti ad abitarla.

Col sole alto

Il molo di una città sconosciuta
e la cocacola pretesa
due sedie di paglia
– ho lavorato in Italia, sbarcavo sigarette –
fece il cameriere albanese
– una volta lo scafo prese il fuoco.
Mi sono trovato solo solo nel mezzo dell’Adriatico –
e poi?
– e poi dopo assai ore, col sole alto che m’abbruciava, arrivò un peschereccio greco. Cosa volete ordinare? –
Le minuscole migrazioni che hanno coinvolto
le estremità dei nostri polpastrelli
hanno permesso le carezze
che si ricordano meglio dei baci.
Col sole alto
andammo via dal molo di una città
di cui non conoscemmo mai il nome.
Del resto è questo, non altro, quello che è successo nel divenirci:
ormeggi troppo sottili
scialuppe senza timone.