Voglio abitarti

La superficie delle acque si quietò
subito dopo che scomparve Atlantide.
 
Non vi fu segno
sulla marea.
 
Nessuno conobbe lo sdegno
per la natura che avvergogna gli uomini.
 
 
 
 
Mi è stata creata,
una volta, Atlantide.
 
Un’isola di oro che profumava
come la resina che
centellina
catinella
dalle nuvole bianche.
 
Sull’ultima vetta dell’atollo che inabissava
dissi:
 
non tuffarti
voglio abitarti
diventa il molo
accoglimi la tenerezza
sapessi cosa mi ha fatto il mondo.

Il buio mi fece l’anima di acqua

Ero su un albero altissimo
la mattina fluiva
silenziosa.
 
Il temporale della notte
con la primissima carezza del sole
profumava ancora.
 
Così sentivo i movimenti del pianeta
riuscivo a percepire lo spostamento delle placche terrestri
così come fa il mio sangue ogni volta che si rifugia nel mio cuore.
 
Ero su un albero altissimo
al che l’albero gracchiò
e le sue radici si staccarono dal terreno in un rumoraccio improvviso.
 
Il frastuono echeggiò
ma subito implose nella quiete
nel fruscio del vento tra la fronda del mio ramo.
 
Tutto fu sospeso mentre nelle orecchie si ovattava il vuoto
l’albero saliva così di fretta che superata la prima porta del cielo
sono riuscito a scorgere il cappello del temporale della notte.
 
Quello saliva saliva saliva
non si fermava mica
forse non sa che oltre l’atmosfera non so volare – dicevo tra me.
 
Il gelo del proto-spazio congelò le sue foglie
nell’istante in cui arrivai a toccare il buio
e il buio mi fece l’anima di acqua e deflagrai in una polvere di brina.
 
Ero su un albero altissimo
che mi ha insegnato la notte.
 
Ero su un albero altissimo
volevo solo asciugarmi un po’ dopo il temporale
ma la notte è una madre spietata
e la notte è nera
come nere
sono le mie piume
come nere
sono le mie ali
da corvo.

La tua solitudine è inutile

La tua solitudine è peggiore della mia
perché la mia solitudine
è fatta di tante
microscopiche
tue assenze.
La mia solitudine è una parola selvatica
la mia solitudine è maleducata
e se cerchi di addomesticarla
ti uccide la tenerezza,
lo fa per sopravviverti.
La mia solitudine vale più della tua
perché sei orfana della mia solitudine.
La tua solitudine è inutile
e chiacchiera in continuazione.

Ma ci sarà qualcosa che vorremo amare in due

Ma ci sarà qualcosa che vorremo amare in due,
qualcosa che potremo amare in due,
ci sarà qualcosa che non sia diverso dal fondersi
e che sia uguale al porgerci il palmo delle mani.
 
Una scelta da poter fare
è una concessione inutile
se non ha il valore dell’onestà;
come a dire – decidi, ma nel modo giusto.
 
Ma ci dovrà pur essere qualcosa
che ci permetterà di essere
uno di quei film in bianco e nero
in cui i baci sono fatti bene.
 
Ci dovrà pur essere qualcosa
da far crescere al sicuro,
una cuccia calda e confortevole
per un soffio che diventerà tempesta.

Io non ti ho inventata

Il fuoco pigola in fondo alla notte
e io non ti ho inventata,
sei arrivata come arriva la morte
e non t’aspettavo
non t’aspettavo.
 
Ho visto un’orchidea selvatica,
vicina vicina al fuoco
danza nella carezza del vento
che fa suonare i campi e le fronde
perché non ha voce.
 
Voglio le briciole dell’ossigeno
che passa dalla tua bocca.
Voglio quelle.
Almeno quelle.

Esisti nel modo in cui esistono i gatti

Tu puoi esistermi,
nessun problema, mia cara.
Puoi esistere
ad esempio
nel modo in cui esistono i gatti;
puoi stare a guardare
mentre combino guai
e gestisco male
il gomitolo delle tue personalità.
Puoi esistere come un rocchetto,
un rocchetto di un aquilone,
ad esempio
puoi tenermi al volo
mentre prendo sberle
e gioco nel vento,
cercherò tuttavia di non allontanarmi,
promesso.
Puoi esistere
ad esempio
nel modo in cui esiste il sonno,
puoi venire da me alla sera
a consolare le mie stanchezze;
ma ti prego,
annuncia il tuo arrivo
sicché io possa
in qualche maniera
prepararmi ad accoglierti
sotto le mie palpebre;
ti terrò al caldo lì,
ti proietterò dall’interno
e ti mostrerò il modo in cui
io
guardo
te
quando
tu
non
guardi
me.

Prova a prendermi

​E io sono qui, sulla luna
ad aspettarti,
ad aspettare il tuo decollo.
Il mare della tranquillità è un deserto immenso.
E guardo il pianeta terra,
che significa il tuo nome.
Vedo la stratosfera bucarsi
e la tua luce che brucia.
Giorni ad osservare il tuo tragitto,
a calcolarlo.
La parabola del tuo corpo nello spazio
dice che mi colpirai in pieno.
Immagino e aspetto il fragore delle tue labbra
che si schianteranno sulle mie.
Ed ecco già alzarsi il pulviscolo lunare
che somiglia ai tuoi capelli.
Ed ecco il tuo volto
che riconosco,
che aspettavo da millenni.
Ed ecco che sei Venere:
carne e pelle che vibra.
Ed ecco la luna che esplode
e non ci saranno più maree
né ascendenti sul destino degli esseri umani.
Non ci saranno più notti romantiche laggiù.
Non ci sarà più nessuno che saprà il mio nome
che è deflagrato nel tuo desiderio.
Nel mio desiderio.
E resterà l’immagine di una luna che c’era,
che riusciva a contenere la mia attesa
e adesso si consuma nel colore del fuoco.
 
 
Poco prima che disintegrassi il mio satellite
sono saltato sull’anello di Saturno.
Adesso, prova a prendermi.
Lì non c’è più respiro.​

Ah, se potessi modellarti con la terra di casa mia!

Ah, se potessi modellarti con la terra di casa mia!
Se potessi bagnare la terra di casa mia
e con le dita farti i fianchi
e poi spingere un grumo
e farci le tue spalle
e assottigliare una zolla
per farne le tue gambe.
 
Ah, se potessi modellarti con la terra di casa mia!
Casa mia non avrebbe più terra,
inventerei così tante te
per evitarmi la tua mancanza
che a casa mia non ci sarebbe più terra.
Dovrei estirpare i fiori che hai piantato,
le begonie
i tulipani
le orchidee
e le camelie
non esisterebbero più.
E per la smania di riaverti
di terra bagnata
e di una volontà sbagliata,
terra non ce ne sarà più,
ma darò il tuo nome
al mio deserto.

Ho amato donne stupide di un amore stupido

Il fatto
semplice semplice
che tu esista,
che tu sia stata
un poco mia,
è molto molto.
 
Ho amato donne stupide,
di un amore stupido.
Quelle
non hanno mai ballato per me.
 
Ti ho riconosciuta
in un’altra voce,
nel modo di inciampare
sulle parole.
 
Il fatto
vero vero
che tu sia stata
e non sarai più
un poco mia,
è male male.
 
Non importa, però.
 
Non è vero,
m’importa eccome.
M’importa
molto molto.