Niente da dichiarare

Districammo le mani

non rimase che il vuoto

lo riempimmo gesticolando

dando un colore al disordine.

Fermi nello spazio che occupavamo

ci guardammo intorno

cercammo una gravità 

alla quale appartenere.

Le carezze orfanelle

se ne restarono sospese

inutilizzate si fecero antiche:

nulla più le riempiva o rianimava. 

Al primo schiocco del frigorifero

tornammo alle cose terrestri

smettemmo di domandarci l’amore

compimmo un altro giro del sole;

una terra disabitata dietro le palpebre

e niente da dichiarare

al confine dell’ultimo bacio.

Illustrazione di Ryan Tippery

Passa domani

Se io leggo il mio sterno

ci trovo scritto “passa domani”;

le colpe del dopo

le narici dilatate

gli occhi bruciano

il pezzo sfasciato

e tutto è moltiplicato ma più piccolo, svilito

non spendibile alla cassa

se non barattando questa colpa gelida

per una grazia più grande

ronzante viva turbolenta e ritta

e che mai mai mai riconoscerò.

Buongiorno sbagliato

E per un soffio
non fosti mie giornate
una gioia mattutina
o un suono che mi sveglia.
Per un soffio
uno soltanto
non sei il cuore altero
e il mio sogno scritto.
Per un soffio tu
non mi sei questa notte
il sonno distratto
dal desiderio di esistere
nel tuo buongiorno sbagliato.

Leccare la notte

Comprammo due pacchi di Merit, poi mi disse di guidare fino ai laghi e a una certa girare a sinistra. Scendi scendi, fece. Destra, sinistra, sinistra, sinistra, destra. Il casale prese a profumare solo dopo aver chiuso la portella dell’auto. Sapeva un po’ di muschio, un poco di sale, un poco di nafta, e petricore. Sara accese la veranda, sembrava le falene non aspettassero altro. Niente fu detto, solo fu fatto dell’amore iniquo, colpevole, freddo, imperiale. Poi di nuovo in veranda, sulle sediacce, le feci presente che la mia macchina era rimasta a Otranto, quella mi scalciò addosso coi piedi neri, da sedia a sedia. Tre sigarette furono succhiate a turno veloci. Poi due, più lente, pur sempre le tre del mattino. Commettemmo l’atrocità di parlare solo dopo aver leccato la notte. Così andò: io uscii la lingua, non la guardavo, guardavo la pineta, lei mi diede gli occhi e pure lei clachh, srotolò la lingua con lo schiocco. Ve l’ho detto, leccammo la notte. Ora cosa avete da guardare? Ci dicemmo quello che non saprete. Andate a dormire, adesso.

Illustrazione di Ryan Tippery.

Un fatto cardiologico

Accade

nel volto serale dei due soli

che la distanza si ferisca lì

dove il corpo meritava casa e guscio;

si facesse il salto delle carezze

avremmo o non avremmo il merito

di parlarci in bocca?

Conosco davvero il tuo colore

o è solo esegesi?

Porto la reliquia qui

vicino al sottopelle

per un fatto cardiologico

(tutto ti somiglia).

Illustrazione di Ryan Tippery

Marcia nuziale

Commettiamola qualche dialettica svirgola

senza amarci troppo

la capacità di tirarci addosso la verità

la vanità scomposta del vestito bucherellato, dai

e la marcia nuziale tutta per noi

una marcia nuziale immaginata, scema

come ci starebbe bene un sax dolorosissimo

un’altra colpa a ridosso del futuraccio.

Di fumo, quindi.

Allora ho comprato due sigarette dal camionista del tavolo accanto. Quello non ha fatto nemmeno la mossa di volermene regalare una. Zero. Pagate un ero e cinquanta, non è stato un grande affare. Lorenzo mi ha guardato e mi ha detto oh che fai fumi mo? No gli ho detto, sono per te. Madonna io non avrei mai fatto una roba del genere, mi da proprio di freakkettone, mi dice. Ma se stai sclerando gli rispondo. Mi ha detto tutta la sera, guardando il camionista che, beato lui, evviva che fuma così avidamente due sigarette in due minuti, se l’è ciucciate. Io gli ho risposto che sì, ma anche che forse (forse!) non ha molto da perdere, il tipo. Nel senso, se non hai un grande amore per un amato amore sfumato, è difficile che fumi in maniera compulsiva così. Nel senso, lì c’è proprio un vuoto che si sta cercando di stracolmare, no!? Sì forse hai ragione, fa. Però capisco cosa vuoi dire – ho ripreso io – se hai grandi cose da pensare, c’hai bisogno di un rombo da qualche parte, un rumore sotto, un varietà. Oppure è la solitudine – che hai pur scelto – che ti dice “riempi il bacile, stronzo!”.

Lorenzo si è fumato ‘ste due sigarette. Non come il camionista, ma tempo un quarto di ora. Forse quello non era manco un camionista, maledetti preconcetti, maledetti film italiani anni ’80. Però ci sta, dai. Pure ‘sto vuoto, a qualcuno, per un piccolo pezzo, s’è colorato di cosa umana. Di fumo, quindi.

Opera grafica di Ryan Tippery

Vero o no

Gli asfodeli del Peloponneso mi hanno cercato nel sonno.
A quanto pare non era vero il miraggio di una terra senza amore
il dio non volle essere il solo ballerino della taverna;
portandoti rifece il giardino che ci meritammo
a forza di desiderare il buio e la baldoria.
Tesa tesa la corda non cedette
cedette l’arco invece, quel malandrino
non potemmo far altro che passarci a turno la freccia
ridendo immaginando la traiettoria che non ebbe.
La cera si strusciò senza che la processione passasse
e se pure fosse passata
la candela
l’arco
la freccia
gli asfodeli
il buio
e la baldoria
non ce li saremmo fatti mancare.
Vero o no!?
Vero!
E diglielo tu.

Una fotografia

Una giovane donna
al centro di una fotografia
lei cammina
taglia l’inquadratura perpendicolarmente
eppure è sfocata
riesco a notare la sua pelle chiara
e i capelli neri corti e aperti dal vento
lo sfondo è una texture di persone
le persone, invece, sono bene a fuoco
un mercato rionale, forse
certamente d’estate
magliette colorate
e sole chiaro che le ravviva tutte quante
la giovane donna veste una gonna bianca
le arriva alle ginocchia
una maglia a bande orizzontali
verdi, bianche – le più sottili – e rosse
cammina di fretta
tenendosi alla borsa come se questa pesasse una tonnellata
e guarda in basso
proprio in direzione
del suo prossimo passo.