Quanto si sono amate le nostre solitudini

Le tue palpebre tengono sospesa
la mezzaluna delle tue pupille.
Contenevano quello che hai visto
fino al momento del mio arrivo
s’è riversato il bacile lurido
dei ricordi slavati
rigati dal tempo.
 
Non dimenticherò mai,
quanto si sono amate
le nostre solitudini
o quanto si sono colorati
i nostri pensieri
nella velocità del caso.

Dove muore il vento

Il lago
nel punto esatto
in cui riaffiora la tua iride
diviene più chiaro e più calmo
il volo delle ciglia sul promontorio
quello delle tue due pupille laviche
si quieta che sembra il giaciglio
nel quale va a morire il vento
tu mi costringi alla sponda
e io ti bacio come posso
ti bacio con la mano
la stessa che hai
desiderato
su di te
mai.

Le cose del cielo

Io t’ho amata da quando i miei
se la facevano coi tuoi.
E tu eri una ragazzina rossa
con le lentiggini ancora chiare
e io avrei voluto contarle
al posto delle costellazioni
e le cose del cielo.
E ora che sei una donna bellissima
proprio come io t’avevo immaginata
io ti amo e non lo sai
di un amore inconcludente
inutile come inefficace
ma chi lo dice che le cose inutili
non facciano parte del pavimento
sul quale camminiamo la vita?

Noi siamo quegli animali

Noi siamo quegli animali
che messi all’angolo
si guardano attorno acuti
cercando di capire
se ci sono
quali sono
e quante sono
le vie di fuga.
 
Noi siamo quegli animali
che primordiali
si annusano l’odore
cercando di capire
se si può
quanto si può
e come si può
osare.
 
Noi siamo quegli animali
rimasti soli
impigliati
nel ghiaccio antico
 
estinti
perché
soccombemmo
a una glaciazione
che ebbe il suo pieno fulgóre
dentro di noi
 
il cielo frantumandosi si fece di cristallo
ci ammantò di piccole gemme luminose
e ci rese preziosi
sempiterni
bellissimi
inestimabili.

Mostrami com’è che si fa la vita

Mostrami
te ne prego
com’è che si fa la vita.
Dove posso trovarla.
sotto quale albero
o cespuglio
o fondale marino.
 
Indicami
ti scongiuro
il punto da cui ti piace la città.
Voglio
mettermi dall’altra parte
e sbracciarmi
e farti-mancare-a-me-stesso-per-poi-ritrovarti.
 
Com’è colorata la tenerezza di cui t’ho amata
e come sono sporchi i cieli sotto i quali non siamo più.
C’è qualcosa di santo nelle tue mani bianche.

Prova a prendermi

​E io sono qui, sulla luna
ad aspettarti,
ad aspettare il tuo decollo.
Il mare della tranquillità è un deserto immenso.
E guardo il pianeta terra,
che significa il tuo nome.
Vedo la stratosfera bucarsi
e la tua luce che brucia.
Giorni ad osservare il tuo tragitto,
a calcolarlo.
La parabola del tuo corpo nello spazio
dice che mi colpirai in pieno.
Immagino e aspetto il fragore delle tue labbra
che si schianteranno sulle mie.
Ed ecco già alzarsi il pulviscolo lunare
che somiglia ai tuoi capelli.
Ed ecco il tuo volto
che riconosco,
che aspettavo da millenni.
Ed ecco che sei Venere:
carne e pelle che vibra.
Ed ecco la luna che esplode
e non ci saranno più maree
né ascendenti sul destino degli esseri umani.
Non ci saranno più notti romantiche laggiù.
Non ci sarà più nessuno che saprà il mio nome
che è deflagrato nel tuo desiderio.
Nel mio desiderio.
E resterà l’immagine di una luna che c’era,
che riusciva a contenere la mia attesa
e adesso si consuma nel colore del fuoco.
 
 
Poco prima che disintegrassi il mio satellite
sono saltato sull’anello di Saturno.
Adesso, prova a prendermi.
Lì non c’è più respiro.​