La clemenza rara della natura

La strada è un fiume in piena,
esonda:
io qui,
tu lì.
Ti guardo sull’altra sponda
come si guarda la felicità altrui.
 
Questo fiume si quieterà,
avrà la clemenza rara della natura.
Un altro poco e mi volterò,
d’ora in poi guarderò il muro,
ti aspetterò così,
ti darò le spalle,
perché non posso contenerti negli occhi
senza tenerti nelle mani.
 
Questo fiume si quieterà
e se vorrai guadarlo
le mie spalle saranno pronte
ad avvertire
finalmente
il tuo abbraccio.

Prova a prendermi

​E io sono qui, sulla luna
ad aspettarti,
ad aspettare il tuo decollo.
Il mare della tranquillità è un deserto immenso.
E guardo il pianeta terra,
che significa il tuo nome.
Vedo la stratosfera bucarsi
e la tua luce che brucia.
Giorni ad osservare il tuo tragitto,
a calcolarlo.
La parabola del tuo corpo nello spazio
dice che mi colpirai in pieno.
Immagino e aspetto il fragore delle tue labbra
che si schianteranno sulle mie.
Ed ecco già alzarsi il pulviscolo lunare
che somiglia ai tuoi capelli.
Ed ecco il tuo volto
che riconosco,
che aspettavo da millenni.
Ed ecco che sei Venere:
carne e pelle che vibra.
Ed ecco la luna che esplode
e non ci saranno più maree
né ascendenti sul destino degli esseri umani.
Non ci saranno più notti romantiche laggiù.
Non ci sarà più nessuno che saprà il mio nome
che è deflagrato nel tuo desiderio.
Nel mio desiderio.
E resterà l’immagine di una luna che c’era,
che riusciva a contenere la mia attesa
e adesso si consuma nel colore del fuoco.
 
 
Poco prima che disintegrassi il mio satellite
sono saltato sull’anello di Saturno.
Adesso, prova a prendermi.
Lì non c’è più respiro.​

Ah, se potessi modellarti con la terra di casa mia!

Ah, se potessi modellarti con la terra di casa mia!
Se potessi bagnare la terra di casa mia
e con le dita farti i fianchi
e poi spingere un grumo
e farci le tue spalle
e assottigliare una zolla
per farne le tue gambe.
 
Ah, se potessi modellarti con la terra di casa mia!
Casa mia non avrebbe più terra,
inventerei così tante te
per evitarmi la tua mancanza
che a casa mia non ci sarebbe più terra.
Dovrei estirpare i fiori che hai piantato,
le begonie
i tulipani
le orchidee
e le camelie
non esisterebbero più.
E per la smania di riaverti
di terra bagnata
e di una volontà sbagliata,
terra non ce ne sarà più,
ma darò il tuo nome
al mio deserto.

Tu sei fatta di vento

Mi piace immaginarti
seduta di fronte a me
in una tavolata felliniana.
Mi fai pensare
ad un’enorme tavolata felliniana di campagna,
di quelle con la tovaglia a quadri;
spesso mi rimandi a questa immagine:
il tuo vestito antico,
così leggero
che sembra fatto di vento come te,
i tuoi piedi scalzi,
il tuo sguardo malandrino,
la tua sigaretta incerta
appesa all’angolo delle tue labbra,
la tua voce bambina,
le tue mani piccole e veloci,
il tuo sguardo distratto,
come distratta sembri tu.
Sembri.
Un’enorme tavolata felliniana, sei.
Tutta quella gente al nostro convivio
e tu che mi sei l’unica scenografia.
Il grano brucia al sole,
come io brucio alla tua luce.
Equazione Naif.

Ecco il tempo che sa curare

Ecco il mio cuore in fiamme.
Ecco il mio sorriso più vero.
Ecco la mia mano sul tuo fianco
sul lungotevere.
Ecco la premura che ho provato
quando credevi ti stessi braccando.
Ecco il riflesso della luna
sul tuo corpo d’amianto.
Ecco le tue spalle nude
che non sanno affrontare il mondo,
che io ero pronto ad affrontare per te.
Ecco la tua malattia
che io ero pronto a contrarre.
Ecco il suono del mio nome
tra le tue labbra.
Ecco il suono del tuo nome
tra le mie labbra.
Ecco il tuo cancello,
sempre chiuso,
sempre chiuso.
Ecco quello che non sarai mai
e quello che saresti potuta essere.
Ecco le lenzuola stropicciate del mio amore per te.
Ecco il gioco del destino,
che gioca sporco.
Ecco quello che lasci
e che crederai di trovare altrove.
Ecco le tue parole inutili,
la causa vera di ciò che perdi
e che continuerai a perdere.
Ecco il mio ultimo sacrificio
sull’altare delle tue attenzioni.
Ecco il tempo che sa curare.
Curerà te,
curerà me
e io alzerò il mento
al posto tuo.

Tu sei fatta di ragazza

Tu sei tutta ragazza,
tu sei fatta di ragazza.
Hai la pelle di ragazza,
il sorriso di ragazza,
le mani di ragazza,
la schiena di ragazza,
la curva della nuca di ragazza,
i capelli di ragazza,
i pensieri di ragazza,
la voce,
il tuo occupare lo spazio fisico nell’aria,
il tuo sbattere di ciglia,
i baci,
le carezze
e la rabbia di ragazza,
le orme che lasci sulla sabbia
sono di ragazza,
hai le caviglie di ragazza,
hai i ricordi di ragazza,
le scarpe di ragazza,
i nei di ragazza,
il profumo
e il seno di ragazza,
il sonno di ragazza,
i fianchi lievi di ragazza,
hai persino il sapore di ragazza,
ma il tuo amore
quello,
non è di ragazza,
non lo è più
e per questo
se puoi,
perdonami.

Il tuo modo di gesticolare

La timidezza è il tuo sguardo che si toglie dal mio.

E fa bene il tuo sguardo a togliersi dal mio.

La timidezza è il tuo modo di gesticolare

come se tra me e te ci fosse un confine di vetro

che non valichi mai.

La timidezza è tu

che Donna ti ergi

al cospetto delle mie mani

come un obelisco

fatto di carne e dinamite.