Le formiche non sanno pregare

Una striscia di calce immacolata
anella la piccola cappella ortodossa dell’isola.
Oltre la calce
per qualche motivo scientificamente dimostrabile
le formiche non vanno;
in questo modo l’uscio della bomboniera sacra è salvo.
 
Le formiche non sanno pregare.
 
Tre grandi alberi di eucalipto vegliano tutto
sfrondano col Meltemi
raffrescando la croce bianca
che svetta nel cielo lattiginoso.
 
L’umidità smeriglia la riva della terraferma dall’altra parte.
 
Tutto ora si siede:
l’uomo della taverna
l’anziano con il komboloi
un enorme gabbiano grigio
e i miei pensieri, infine puliti.

Nostri errori di valutazione

Ho pensato
se fossimo le zampe di un ragno.
Ho pensato
se fossimo due rocce dolomitiche.
Ho pensato
se fossimo l’oceano in inverno
a cinquemila metri nel profondo.
Ho pensato
se fossimo due formiche.
Ho pensato
se fossimo le nostre lingue.
Ho pensato
se fossimo le nostre bugie.
Ho pensato
se fossimo due foglie di timo selvatico.
Ho pensato
se fossimo quello che ci raccontiamo.
Ho pensato
poi l’ho fatto di nuovo
e di nuovo ancora
e no
siamo solo i nostri errori di valutazione.