Tutte le onde

Tutte le onde
naufraghe
che esauste approdano alla terra
con la fatica della corrente
che le costringe al viaggio
come marinai senza scialuppa
si avvinghiano
assieme al loro ultimo inerme respiro
alla spiaggia premurosa
vengono accolte
nel momento stesso in cui
smettono di essere onde
divengono risacca
e di nuovo marea.

La libellula

Dalla finestra bianca
il grecale mi porge un dono
un’ala di libellula
che per certo senza quella non vola
ma serve a questa poesia
 
ogni folata
l’avvicina a me
l’ala che pare di vetro piombato
quello delle vetrate di una cattedrale
si accosta al mio piede scalzo
un po’ di uomo
che non insegue più nessuna traiettoria
di nessuna libellula
che viene a dissetarsi
raschiando la superficie del mare.
 
La libellula insegue l’uomo adesso
non tutta
solo l’ala
che il grecale mi porge in dono.
 
Serve a questa poesia
il grecale
una libellula
le cattedrali
il mare
i miei piedi scalzi
una finestra bianca
l’uomo.

Ti cerco

Oltre la parabola del salto
oltre il cerchio rosso
oltre il senso della fine
oltre il rantolo della vita
oltre la nebbia fitta
oltre la ferita
oltre la supplica
oltre la sera che spoglia il giorno
oltre i suoni della strada nelle case
e le case che si fanno strada
oltre le gocce di una pelle che non conosco
il sale del Mediterraneo
oltre il vincolo del codice che ci diamo
del significato che ci diamo
oltre il corpo
la parola
il compiuto
il gesto
la soluzione
l’incontro
l’abbraccio
il silenzio
il tempo
l’attesa
la disettesa
il canto
infondo alla notte
e oltre
ti cerco.

È successa una poesia

È successa una poesia
come succede il maestrale
ha voltato le parole
stese ad asciugare
sul filo di ciò che avrei potuto dire.
 
È successa una poesia
ed è fiorito tutto un giardino
il mare della tranquillità
m’ha ricordato
che i fiori esistono anche di notte.
 
È successa una poesia
è successa piccola piccola
alla luce del primo mattino
ha cominciato a danzare
come una fiammella leggera.
 
È successa una poesia
a cui voglio chiedere
di quale scuro colore sarà
il giorno in cui non riuscirò più
a riconoscerla.

La tua isola

Ma era la prima volta che sorvolavo la tua isola
ci vedevo le radure e i fuochi e i rottami di chi
ha sorvolato la tua isola prima che lo facessi io
ci vedevo i messaggi che mandavano dall’alto
le richieste di aiuto ancora visibili sulla sabbia
e vedevo macchie nere su tutta la tua superfice
ognuna di quelle è stata un grande fuoco rosso
e tu che sei definitiva come le cose improvvise
non hai avuto nessuna pietà per la loro miseria
e ascoltami mia signora dei baci e di salsedine
scongiurami dallo scongiurarti di mai finirmi
concedimi un giorno uno solo la tua isola
permettimi ti portarmi alle guance
la tua sabbia calda di sole
di guardare la clessidra
la marea che si alza
e se puoi ti prego
donami a lei
alla marea
che possa
portarmi
dove tu
non
sei
più.

Ma io? #2

Ma io?
Io che non t’ho cercata
che non t’ho voluta
e tu come un aliante
leggerissima e bianca e silenziosa
hai sorvolato le paure
le guerre che avevo dichiarato a me stesso
e hai firmato un armistizio
con l’inchiostro delle carezze che mi hai detto.
Sei atterrata sulla prateria dei tormenti
le hai dato fuoco come hai dato fuoco alle tue ali
– così non posso tornare indietro – dicevi.
La paglia secca croccò sotto i nostri passi umani.
– Guarda – mi dicesti – guarda quella striscia blu infondo al campo!
Così imparammo a nuotare
immaginando il mare.

Prova a prendermi

​E io sono qui, sulla luna
ad aspettarti,
ad aspettare il tuo decollo.
Il mare della tranquillità è un deserto immenso.
E guardo il pianeta terra,
che significa il tuo nome.
Vedo la stratosfera bucarsi
e la tua luce che brucia.
Giorni ad osservare il tuo tragitto,
a calcolarlo.
La parabola del tuo corpo nello spazio
dice che mi colpirai in pieno.
Immagino e aspetto il fragore delle tue labbra
che si schianteranno sulle mie.
Ed ecco già alzarsi il pulviscolo lunare
che somiglia ai tuoi capelli.
Ed ecco il tuo volto
che riconosco,
che aspettavo da millenni.
Ed ecco che sei Venere:
carne e pelle che vibra.
Ed ecco la luna che esplode
e non ci saranno più maree
né ascendenti sul destino degli esseri umani.
Non ci saranno più notti romantiche laggiù.
Non ci sarà più nessuno che saprà il mio nome
che è deflagrato nel tuo desiderio.
Nel mio desiderio.
E resterà l’immagine di una luna che c’era,
che riusciva a contenere la mia attesa
e adesso si consuma nel colore del fuoco.
 
 
Poco prima che disintegrassi il mio satellite
sono saltato sull’anello di Saturno.
Adesso, prova a prendermi.
Lì non c’è più respiro.​

A contare le ore abbiamo perso tempo

A sperare
abbiamo perso tempo.
A forza di augurarci il meglio
abbiamo perso tempo.
Ad aspettare il momento
l’abbiamo perso.
A credere che fosse giusto
abbiamo perso.
A credere di esserci trovati
ci siamo persi.
A contare le ore,
che cosa romantica
contare le ore,
così romantica
che pare fuori moda;
in ogni caso
a contare le ore
abbiamo perso tempo.
 
La parola Amore
non la sopporta
solo chi
non guarda il mare
e quando non può guardarlo
non gli manca.