Non era mai salita sulle macerie.

La professoressa non voleva sentirsi sola mai
tutta tenuta attenta a farsi amare da pochi
e da quei pochi moltissimamente
                 – chissà da chi non è stata amata –
me lo chiedevo ogni volta che segnava sul registro
le mie uscite improvvise dalla classe.
Strano era guardarla e capire quanto avesse pianto
durante la notte e persino in macchina
mentre raggiungeva scuola.
Io capivo, ne ero sicuro sicuro sicuro.
Lei era bruttina, ma certamente da sposare
da quello che diceva sapeva cucinare
al mondo ci sapeva stare
e credeva e forse crede ancora
che le poesie siano tutte rime da baciare
una donna semplice era, e probabilmente
è.
Una volta provai a darle quello che mi aveva chiesto
il compito, l’esercizio, eccetera
lo feci male, ovviamente
ma non si disperava
mi trattava come era stata trattata:
senza parlare mi metteva UNO.
Me lo metteva perché ZERO sarebbe stato scontato
       – al di là della semplice battuta.
Ho voluto bene alla professoressa
lei non lo sa;
mi sentivo un po’ Cristo a volerle bene.
La guardavo con occhi di sfida
ma quando poi puntualmente me ne finivo in bagno
a spliffare con gli altri
la pensavo
la pensavo assai
pensavo a quello che l’aspettava a casa       – sola sola –
il dato che avevo era che non aveva alcun amante-amico-marito.
Era un foglio di plexiglass
non le si intravedeva nessuna propensione
io poi che nelle persone ho sempre cercato d’intravedere
un gusto musicale preciso
di lei non ho mai capito quale fosse.
        Grave!
Però ha avuto un grande amore
questo lo so per certo
lo sento per certo, più che altro.
L’ha dilaniata quello.
Non era mai salita sulle macerie.   Anche.
Spesso mi sarebbe piaciuto congelare la lezione
alzarmi
andare verso la cattedra
e chiederle:
viene in bagno con me!?

A grandi passi

A grandi passi
ti ho camminata
il mare sospirava come una donna
muggiva come lei quando piange
A grandi passi
Dama
come una farfalla bianca
nel mezzo del grande oceano blu
A grandi passi
corriamo ad arrenderci.

Dinanzi alla tua gioia

La fiumana di Luglio
si liquefa
nelle facce disabitate degli sconosciuti
dilaniate dalla vita involuta
 
il branco che si sposta
mandorle vuote senza frutto
suonano sgomitando
nei vicoli dei centri storici
 
le chianche rigate
dai rivoli d’acqua
che scendono
dai motori dei condizionatori
 
i bed&breakfast
scoppiano di coppie
che non si amano più
e non lo sanno
 
il rito del turismo
nel mito del sud
pagato con una moneta
che non ha facce
 
vorrei essere uno di quelli
che ti hanno vista piangere
che ti hanno sentita guaire
per davvero
 
da bimbo
non esistevano
i carretti bianchi
con la granita di limone
 
e sai
persino quando la stagione raffresca
io sovente barcollo
dinanzi alla tua gioia.