Dinanzi alla tua gioia

La fiumana di Luglio
si liquefa
nelle facce disabitate degli sconosciuti
dilaniate dalla vita involuta
 
il branco che si sposta
mandorle vuote senza frutto
suonano sgomitando
nei vicoli dei centri storici
 
le chianche rigate
dai rivoli d’acqua
che scendono
dai motori dei condizionatori
 
i bed&breakfast
scoppiano di coppie
che non si amano più
e non lo sanno
 
il rito del turismo
nel mito del sud
pagato con una moneta
che non ha facce
 
vorrei essere uno di quelli
che ti hanno vista piangere
che ti hanno sentita guaire
per davvero
 
da bimbo
non esistevano
i carretti bianchi
con la granita di limone
 
e sai
persino quando la stagione raffresca
io sovente barcollo
dinanzi alla tua gioia.

Fare la fila come gli sconosciuti

Non ho più niente da darti,
le ore sono piccole
e io nasco, cresco e muoio
in un giorno soltanto.
 
Non hai più niente da prenderti,
il silenzio s’è sciupato
ha le crepe in mezzo agli occhi
che ci passa un aeroplano.
 
Non le poesie,
quelle cuciture stupide
che fanno baciare quello che sei
con quello che vorrei esserti.
 
Nemmeno le canzoni,
che sono un bel vestito
tutto damascato
di petali appassiti.
 
Il vino
le rose
le vittorie,
persino i baci.
 
Non ho più niente da darti
non hai più niente da prenderti
se vuoi puoi pagare come fanno tutti,
fare la fila come gli sconosciuti.
 
E non guardarmi di lato,
non puoi permettertelo,
non ambire, piangi piuttosto,
vita.