Nei giorni di sempre

Sei rimasta dentro a una specie di sogno

meno reale con gli occhi aperti

senza più il profumo del vestito di fiori

rosa, blu, gialli, bianchi

persino i miei polpastrelli viziati dalla tua pelle ragazza dimenticano il tocco

voce poi eco sempre più lontano

avesti fame e andammo a mangiare dove volevi tu

una sensazione di conforto nei giorni di sempre

la stessa che adesso rincorro

cercando un indizio del lampo

resta l’immagine del molo deserto 

che scorgevo dalla tua nuca abbracciata

e le barche ormeggiate nel riposo invernale:

dimenticate e lontane dal privilegio della cura

anche loro

attendono un ritorno.

Cose umane

Sabato sera
le donne nei parrucchieri
la commessa del cash’n’carry
sola alla cassa si guarda le unghie
quelli che erano i miei amici di asilo e elementari
gesticolano forte sulla soglia
di una sala scommesse
all’autoradio Mi manchi della Bertè
cose umane, tutte al posto loro
solo io cerco un’altra dimensione
qualcosa che mi faccia mancare
tutto questo poco.

Incredula mi chiederesti

Non fidarti

andrò a svernare in una casa silenziosa

che tu non potrai desiderare

non potrai desiderare.

Non reggeresti

mi sono allenato le orecchie e sono abituato

agli scricchiolii del legno

al vento che fruscia tra le persiane

alle volpi che guaiolano

– appaiono sul viale

veloci come il dubbio –

certamente ti spaventeresti.

Forse all’inizio un poco di poesia

all’inizio però

poi dopo

ti parrà impensabile

senza rima né morale.

Conteresti le ore

dal vespro al primo bagliore

non ce la faresti più

con gli occhi spalancati

incredula mi chiederesti, come fai?

Come fai.

Come fai.

Come fai.

Mi viene da ridere.

Come fai.

Mi viene da ridere mia cara.

Mi viene da ridere ma non lo farò.

Bisogna starsene in silenzio

per ascoltare.

Come siamo brave persone

Grugnisce la città

come il porco affamato

invece nella campagna

si abbaia a ogni cane sbracato 

fifa dei polli canto del niente

vena nel tuo corpo stancato

innocenza prosciugata

amore mio raccontami la storia

di tua madre della masseria

cose turistiche e scandali di paese

e di come siamo brave persone:

ci amiamo per niente

ci odiamo per tutto.

Il valore del porco

che si diano pure le perle ai porci

che fa?!

che acquistino valore i porci inghiottendole

non si volteranno a divorarci

quindi che badino loro alle perle

noi ci faremo bastare

guardandoli grugnire

il lusso composto della pietà

Una giovane donna

Una giovane donna
con un fazzoletto nero sul capo
entra in una chiesetta di campagna
intonacata di fresco
bianca e luminosa
come le piccole croci di legno d’ulivo
che se ne stanno vicine vicine
perché i morti
non hanno fastidio per gli altri morti
 
la giovane donna
con i capelli di castagno
che le scappano via dal velo
s’inginocchia al Cristo
sibila la sua devozione
poi striscia fino ai piedi trafitti
e glieli bacia
adorando il dio e l’uomo
il figlio e il padre
lo spirito e la carne
 
la giovane donna
con gli occhi oliati di pianto
ora
si fa bagnare dalla luce del giorno
l’incenso e l’odore delle candele
scivolano via dalla veste nera
e se ne tornano dal Cristo
il lentisco colora le tombe
 
adesso la giovane donna
respirando un poco di sole
lancia lo sguardo oltre le tombe
oltre il gracile steccato bianco
oltre i torreggianti cipressi
e tira le labbra
fino a renderle sorriso
 
il giovane uomo
la sta aspettando
in mezzo al campo della vita.

Quanto si sono amate le nostre solitudini

Le tue palpebre tengono sospesa
la mezzaluna delle tue pupille.
Contenevano quello che hai visto
fino al momento del mio arrivo
s’è riversato il bacile lurido
dei ricordi slavati
rigati dal tempo.
 
Non dimenticherò mai,
quanto si sono amate
le nostre solitudini
o quanto si sono colorati
i nostri pensieri
nella velocità del caso.

Quanti poveri stronzi

Quante volte
in quali letti
in quali gemiti
in quali bocche è stato stretto
implorato
baciato
in quanti e quali modi è stato detto
da quante mani è stato scritto
e da quanti poveri stronzi
[come me]
è stato maledetto
il tuo nome?

Dove muore il vento

Il lago
nel punto esatto
in cui riaffiora la tua iride
diviene più chiaro e più calmo
il volo delle ciglia sul promontorio
quello delle tue due pupille laviche
si quieta che sembra il giaciglio
nel quale va a morire il vento
tu mi costringi alla sponda
e io ti bacio come posso
ti bacio con la mano
la stessa che hai
desiderato
su di te
mai.

Il cormorano

È rimasto un foglio di argento
un cormorano si riposa sul punto più aggettato della scogliera
muovo
poco
nell’acqua
i piedi
per avvicinarmi
è nobile il piumaggio nero come nemmeno la notte
è agile il suo occhio
e il becco giallo socchiuso sembra suggere l’aria bagnata
che esala dalla superficie del foglio di argento del nostro mare
del mio e del suo
il mare è di chi ne abbisogna
maestro giusto
la spiaggia è lontana
la voce di una ragazza che gioca
ad essere vittima del suo amore ragazzo
stridono gli uomini sul pianeta
il cormorano ha smesso di dubitare di me
e m’avvicino ancora
forse crede io sia qualcosa
non qualcuno
inanimato
potrei contendere per esserlo
qualcosa e non qualcuno
d’inanimo
il grande cormorano
ormai a cinque palmi di mano
sopra il punto più aggettato della scogliera
praticamente in mare aperto
foglio di argento
prova la sua apertura alare
e io davanti a lui
per un istante piccolo quanto il silenzio che s’è fatto attorno
ho voluto pensare al suo abbraccio
che sarebbe stato per me
il perdono supremo
per la condizione mia di uomo
solo uomo
spicca il volo
che sembra un assolo di Chet Baker.