La Grecia è un filo rosso #1

I greci quando cantano ai tavoli delle taverne chiudono gli occhi. Li chiudono perché il midollo della loro canzone popolare è fondamentalmente tutto succo di dolore. Una sera, in una taverna della periferia di Atene mi è capitato di assistere a un momento pieno pieno, tutto inzuppato di antropos: un uomo tanto possente – ma non grasso – al capotavola con altre sei persone fa un cenno al cameriere, quello riaccenna assenso a sua volta e corre in cucina, subito cambia la musica, allora l’omone afferra gli angoli della tavolata come ci fosse un terremoto in corso, tira il capo indietro, chiude gli occhi e a voce altissima, tutta scurita dalle sigarette, comincia a cantare; in quel precisissimo momento le posate di tutta la taverna hanno smesso di tintinnare, gli uomini di giocare con il komboloi, le donne di parlottare tra loro, persino la cucina di spadellare.
L’uomo cantava.
La Grecia è un filo rosso.

Direzioni diverse

Il ragazzo le chiede una sigaretta
lei lo guarda cospirando noia
vieni a fumare?
non vengo a fumare!
ma non c’è bisogno di rispondere così.
Lo sai che mentre mangio non fumo.
Quello fa spallucce
esce stringendo la sigaretta tra le labbra
lei lo segue con la coda dell’occhio
poi torna a guardare l’uomo di fronte
che ride con sua moglie.