La sera in cui lei arrampicò il corpo di lui

Gli arrabbiati piacciono agli arrabbiati
tu respira e cerca di copriti da quella pioggia nera
– mentre le diceva così
venne un rapido ululato dal traffico cittadino
che gli divorò per un breve momento le parole
guardava oltre il vetro
dietro i palazzacci annottava
poi continuò
– io non cerco un’oasi di tranquillità
cerco il tumulto
il precipizio
e in tutto questo
di farmi mancare il più possibile le cose necessarie.
 
La donna
poggiata scompostamente sul divano alle spalle di lui
si coprì la faccia
voleva fermare il peso delle parole
combattere la gravità pachidermica di ciò che le stava per dire.
L’uomo si voltò senza rivolgerle il viso
le si avvicinò
torreggiando
lei lo arrampicò con gli occhi
che parevano due pozzanghere
allora partì dalle ginocchia
al pube
poi il petto
il mento
la bocca
e infine
esausta
raggiunse l’iride.
 
– Ricordi la linea da cui siamo partiti?
L’amore è una maratona
si parte assieme
e vince uno
uno solo
e non
sei
tu.

Quanto si sono amate le nostre solitudini

Le tue palpebre tengono sospesa
la mezzaluna delle tue pupille.
Contenevano quello che hai visto
fino al momento del mio arrivo
s’è riversato il bacile lurido
dei ricordi slavati
rigati dal tempo.
 
Non dimenticherò mai,
quanto si sono amate
le nostre solitudini
o quanto si sono colorati
i nostri pensieri
nella velocità del caso.

Oggi il tuo amore, domani il mondo

dove lo sguardo si rarefa
e non arriva
lì infondo
c’è la colonna di fumo
e la tua trincea in fiamme
 
io
tra i brandelli dell’ultima città conquistata
e le rovine che agonizzano tutto intorno
sto per raggiungerti
voglio chiamare il mio impero
col tuo nome
 
non difenderti
non potrai
oppure fallo
ma sarà inutile
e forse bellissimo.
 
Oggi il tuo amore
domani il mondo.

Pochi splendidi fallimenti

Sollevandosi dalla sedia di plastica
le braccia si tesero sui braccioli
e per la forza messa
le mani si contrassero
in piccoli muscoli in esercizio
la bottiglia dell’acqua
non ancora finita
la portò alla borsa
guardandosi attorno
come stesse rubando il cuore del mondo
 
ci servì
poi
per recuperare liquidi
e affrontare in forze
ancora
pochi splendidi fallimenti.
 

Rebetiko del naufrago innamorato

Conosco una donna
e le sue croci bianche
la luce è luce nella luce
e fa della vita la vita
 
è un profumo la donna
a cui canto
si fa guardare come una calamità
si fa desiderare come la fortuna
 
bevo il suo cuore
canto con gli anziani
al tavolo del rebetiko:
la zattera per non affondare nella notte
 
i suoi capelli sono origano selvatico
acini d’uva nera i suoi occhi
il suo collo un porto quieto
e alla sera
quando sole danzano le falene
sotto la mia pelle
succede una festa di paese.
 

Ecco il tempo che sa curare

Ecco il mio cuore in fiamme.
Ecco il mio sorriso più vero.
Ecco la mia mano sul tuo fianco
sul lungotevere.
Ecco la premura che ho provato
quando credevi ti stessi braccando.
Ecco il riflesso della luna
sul tuo corpo d’amianto.
Ecco le tue spalle nude
che non sanno affrontare il mondo,
che io ero pronto ad affrontare per te.
Ecco la tua malattia
che io ero pronto a contrarre.
Ecco il suono del mio nome
tra le tue labbra.
Ecco il suono del tuo nome
tra le mie labbra.
Ecco il tuo cancello,
sempre chiuso,
sempre chiuso.
Ecco quello che non sarai mai
e quello che saresti potuta essere.
Ecco le lenzuola stropicciate del mio amore per te.
Ecco il gioco del destino,
che gioca sporco.
Ecco quello che lasci
e che crederai di trovare altrove.
Ecco le tue parole inutili,
la causa vera di ciò che perdi
e che continuerai a perdere.
Ecco il mio ultimo sacrificio
sull’altare delle tue attenzioni.
Ecco il tempo che sa curare.
Curerà te,
curerà me
e io alzerò il mento
al posto tuo.