Innamorevoli porcherie

Dal cardine cade l’anta della persiana
il gatto salta, poi corre a nascondersi.
Mi hai detto innamorevoli porcherie
le ho viste coriandolare dappertutto
ogni volta le ho sgamate senza dirlo.
Ora come la riaggiustiamo ‘sta vita?
Se ci mettiamo a dormire lasciando
tutto così com’è, rischiamo grosso:
il gatto fugge
la sera scende
si fredda casa
cerco un plaid
lo cerco per te
ritorno a letto
e tu non ci sei
sorridendomi.

E diciamocelo!

Quando [non] andammo a Parigi fu bellissimo
ricordo come fosse ieri il momento in cui [non] salimmo sulla torreifella.
Anche quando [non] andammo altrove fu fantastico
per esempio quel giro in canoa in quel lago in Alaska
durante il quale [non] ripetevi in continuazione “e se ci ribaltiamo?”
e la guida [non] rideva senza capire.
La Transiberiana poi? Quella volta [non] ti portasti appresso trenta libri
e [non] ne leggesti neppure uno perché il paesaggio [non] ci incantava
così tanto da [non] farci dir nulla per tutta la parte russa.
Di tutte le esperienze che [non] abbiamo fatto insieme, però, quella migliore
è sicuro la più dozzinale, bassa, senza traccia di dignità né gusto, cinematograficamente grottesca, vintage, stupida, priva di senso;
ecco, quando [non] ci sposammo a Las Vegas.
Elvis in persona, dalla faccia e dalla peluria vagamente ispaniche
[non] ci cantò “Love me tender” mentre [non] ci porgeva le fedi di latta.
Tu [non] piangesti e io finii per [non] commuovermi con te; ma [non] eravamo ubriachi.
La crociera che [non] facemmo durante la quale eravamo gli unici che non avevano da recuperare un rapporto perso a causa di multiple gravidanze o corna vicendevoli.
Ma il palco è vuoto
le luci spente
la scena spoglia
e possiamo pure dirlo
e diciamocelo
che è un peccato io [non] conosca te
e tu [non] conosca me;
che [non] siamo in altre vite
che [non] ci faremo andar bene.
Ma [non] va bene:
tu [non] sai.

La precedenza

Vorrei vederti guidare
e così
starmene accanto
mentre guardi i segnali
e incroci sguardi avversi:
i maschi che
grazie al tuo sesso concavo
ti danno la precedenza
e non solo quella.

Direzioni diverse

Il ragazzo le chiede una sigaretta
lei lo guarda cospirando noia
vieni a fumare?
non vengo a fumare!
ma non c’è bisogno di rispondere così.
Lo sai che mentre mangio non fumo.
Quello fa spallucce
esce stringendo la sigaretta tra le labbra
lei lo segue con la coda dell’occhio
poi torna a guardare l’uomo di fronte
che ride con sua moglie.

Cronaca di un fuocherello

Comprammo due scatole di diavolina;
mentre lei con l’indice tirava la prima dallo scaffale del supermercato
si voltò nella mia direzione
io guardavo il reparto della frutta secca
e mi fece –
forse è meglio prenderne due
sia mai non riusciamo ad accenderlo –
così le dissi che ok
potevamo spendere qualche centesimo in più
tanto non avremmo mangiato tutta la notte
qualche secono dopo aggiunsi
che le stavamo comprando per sicurezza
perché io poche volte ho acceso un fuoco

 

 

la sera si accese assieme alle serenate dei grilli
vibrava il caldo torrido che portava dalla città l’odore del mare stagnante
la campagna muggiva ancora dei suoni dei pochi contadini rimasti nei campi
ci sistemammo sul verandino
la mia ragazza apparecchiò male sul tavolo di plastica
quello cotto dai pranzi sotto il sole di Luglio
di quando mio padre c’era ancora
e si brindava col vino di mio nonno
che quindi c’era pure lui
ma mio padre è schiattato prima di suo padre
e per sommi capi questo è un pelo più drammatico

 

 

dopo fumò una sigaretta come fosse accavallare le gambe
un vezzo necessario per una donna seduta
le fettine sarebbero state pronte in due paia di minuti
giusto il tempo per guardare il tragitto di una zanzara
che le si posò sul braccio
gonfiò la sua sacca di sangue
si staccò dal braccio
e volacchiò pesante
fino a posarsi giusto sopra il plafone con la luce gialla dell’ingresso
mi alzai e portai con me un piatto e una forchetta
sollevai la graticola
portai la carne a tavola
lei sorrise senza guardarmi

 

 

sul piano della cucina
dentro
oltre le tendine di plastica
notai la busta bianca con le due scatole di diavolina
sigillate
a quel punto
dall’altro mondo
sentii mio padre ridere
quella fu la prima volta che ridemmo assieme.

La sera in cui lei arrampicò il corpo di lui

Gli arrabbiati piacciono agli arrabbiati
tu respira e cerca di copriti da quella pioggia nera
– mentre le diceva così
venne un rapido ululato dal traffico cittadino
che gli divorò per un breve momento le parole
guardava oltre il vetro
dietro i palazzacci annottava
poi continuò
– io non cerco un’oasi di tranquillità
cerco il tumulto
il precipizio
e in tutto questo
di farmi mancare il più possibile le cose necessarie.
 
La donna
poggiata scompostamente sul divano alle spalle di lui
si coprì la faccia
voleva fermare il peso delle parole
combattere la gravità pachidermica di ciò che le stava per dire.
L’uomo si voltò senza rivolgerle il viso
le si avvicinò
torreggiando
lei lo arrampicò con gli occhi
che parevano due pozzanghere
allora partì dalle ginocchia
al pube
poi il petto
il mento
la bocca
e infine
esausta
raggiunse l’iride.
 
– Ricordi la linea da cui siamo partiti?
L’amore è una maratona
si parte assieme
e vince uno
uno solo
e non
sei
tu.

Quanto si sono amate le nostre solitudini

Le tue palpebre tengono sospesa
la mezzaluna delle tue pupille.
Contenevano quello che hai visto
fino al momento del mio arrivo
s’è riversato il bacile lurido
dei ricordi slavati
rigati dal tempo.
 
Non dimenticherò mai,
quanto si sono amate
le nostre solitudini
o quanto si sono colorati
i nostri pensieri
nella velocità del caso.

Dove muore il vento

Il lago
nel punto esatto
in cui riaffiora la tua iride
diviene più chiaro e più calmo
il volo delle ciglia sul promontorio
quello delle tue due pupille laviche
si quieta che sembra il giaciglio
nel quale va a morire il vento
tu mi costringi alla sponda
e io ti bacio come posso
ti bacio con la mano
la stessa che hai
desiderato
su di te
mai.

Siamo pronti adesso

Convincile tu
queste ore che abbiamo perso
a tornare a darci
l’occasione persa
 
convincile tu
di’ loro che siamo pronti
adesso
non come allora
 
convincile
minacciale
picchiale
feriscile
ma fai qualcosa
 
perché è colpa tua
se sono andate via
anonime
mentre contavo le tue carezze
le stesse che
di lì a poco
non avrei più potuto mordere.