Ho combattuto guerre sotto alla tua pelle

Quante guerre ho combattuto sotto alla tua pelle
e nessuna che io sia riuscito a vincere
nessuna che mi legittimasse
 
da lì sotto, da sotto alla tua pelle
i tramonti non cercavano i poeti
e i poeti non cercavano i tramonti
 
com’era bella l’estate
quando mi riposavo all’ombra delle tue tempie
e stavo e restavo al fresco delle tue palpebre
 
c’è stato quel tempo di pace
io l’ho gustato come una spezia preziosa
per poi armarmi e partire di notte, in silenzio
 
ho combattuto guerre sotto alla tua pelle
ma anche tra le macerie
è bello il giorno che divampa e muore.
 

Il buio mi fece l’anima di acqua

Ero su un albero altissimo
la mattina fluiva
silenziosa.
 
Il temporale della notte
con la primissima carezza del sole
profumava ancora.
 
Così sentivo i movimenti del pianeta
riuscivo a percepire lo spostamento delle placche terrestri
così come fa il mio sangue ogni volta che si rifugia nel mio cuore.
 
Ero su un albero altissimo
al che l’albero gracchiò
e le sue radici si staccarono dal terreno in un rumoraccio improvviso.
 
Il frastuono echeggiò
ma subito implose nella quiete
nel fruscio del vento tra la fronda del mio ramo.
 
Tutto fu sospeso mentre nelle orecchie si ovattava il vuoto
l’albero saliva così di fretta che superata la prima porta del cielo
sono riuscito a scorgere il cappello del temporale della notte.
 
Quello saliva saliva saliva
non si fermava mica
forse non sa che oltre l’atmosfera non so volare – dicevo tra me.
 
Il gelo del proto-spazio congelò le sue foglie
nell’istante in cui arrivai a toccare il buio
e il buio mi fece l’anima di acqua e deflagrai in una polvere di brina.
 
Ero su un albero altissimo
che mi ha insegnato la notte.
 
Ero su un albero altissimo
volevo solo asciugarmi un po’ dopo il temporale
ma la notte è una madre spietata
e la notte è nera
come nere
sono le mie piume
come nere
sono le mie ali
da corvo.

Io non ti ho inventata

Il fuoco pigola in fondo alla notte
e io non ti ho inventata,
sei arrivata come arriva la morte
e non t’aspettavo
non t’aspettavo.
 
Ho visto un’orchidea selvatica,
vicina vicina al fuoco
danza nella carezza del vento
che fa suonare i campi e le fronde
perché non ha voce.
 
Voglio le briciole dell’ossigeno
che passa dalla tua bocca.
Voglio quelle.
Almeno quelle.

La mia notte

Non ho niente contro di te,
solo non voglio che ti metta
a rovistare nel mio sonno.
 
La mia notte è permalosa,
non regge alle tue provocazioni
cede e si dispera
poi aspetta
fino al mattino
per chiederti se,
per caso,
vuoi un caffè.
 
La mia notte è orgogliosa,
non partecipa alla tua commiserazione,
si fa forza
poi ti sfida
con lo sguardo
e se non abbassi
il tuo prima del suo
ti regala una carezza.
 
La mia notte è una ragazza con gli occhiali,
non ti riconosce se non le suoni la tua voce
quando si fa tardi
si trasforma
in una donna segugio,
sarebbe capace
di riconoscerti al buio
dall’odore dei tuoi capelli.
 
La mia notte è il Gesù che sanguina
sacrificio dell’amore supremo,
riscatta il suo sorriso
con il tuo,
ora è pronto a morire per te
proprio come
lo sono
io.