Le anime selvatiche

Dietro un grande albero
nascosta tra la corteccia
e la volontà di credere
che tu esista veramente
ti ho trovata.
 
Ti muovevi poco poco
parevi un sospiro
e io ti ho presa
dentro al mio respiro
per non spaventarti.
 
Così adesso risolviamo i nostri giorni
nella probabilità del futuro
che male interpreta
e mai si veste di misericordia
per le anime selvatiche
come la tua.

Ma io? #2

Ma io?
Io che non t’ho cercata
che non t’ho voluta
e tu come un aliante
leggerissima e bianca e silenziosa
hai sorvolato le paure
le guerre che avevo dichiarato a me stesso
e hai firmato un armistizio
con l’inchiostro delle carezze che mi hai detto.
Sei atterrata sulla prateria dei tormenti
le hai dato fuoco come hai dato fuoco alle tue ali
– così non posso tornare indietro – dicevi.
La paglia secca croccò sotto i nostri passi umani.
– Guarda – mi dicesti – guarda quella striscia blu infondo al campo!
Così imparammo a nuotare
immaginando il mare.

Ma io?

Ma io?
Io non ho niente per te.
Le poesie che hai letto
i romanzi
le storie di cui fai parte
non ho niente per te.
Cosa ti aspetti?
Non aspettarti le sceneggiature
di un film che non guarderai mai.
Chi fa il finale sei tu
chi mi guarda sei tu
chi sa com’è meglio sei tu
io posso solo virare la rotta della mia storia.
Ma guardami
io ho solo un po’ di terra
e una vanga
e il privilegio di poterti estirpare
tutte le volte che voglio.

Vento

A forza di sbattere ovunque, il vento si stancò.
Cessò del tutto di soffiare.
Si arrese.

Le persone non trovavano più piacere nel sentire la brezza sulla loro pelle.
Troppe le giacche a vento, troppi i colletti alzati, troppe le sciarpe, troppi no si prese il vento per continuare, come fosse nulla, ad accarezzare la terra.

Così, Vento, un giorno non precisato d’Agosto – il più caldo, forse per fare in modo che la sua mancanza si notasse in maniera definitiva – decise di andare via da qui.
Improvvisamente i bambini non riuscirono più a far volare i loro aquiloni, le girandole smisero di vorticare, le bolle di sapone caddero tutte inesorabilmente verso il basso senza opporre resistenza alcuna alla forza di gravità, i fiori del tarassaco – quelli su cui si soffia esprimendo un desiderio – smisero di attraversare l’aria e neppure i baci volanti funzionarono più.

Vento rimase oltre le nuvole. Si nascose al limite tra lo spazio siderale e il primo cielo terrestre. Richiamò a sé persino la Bora per poi mettersi a guardare, ferito e malinconico, di sotto.

L’umanità tutta prese a chiedersi cosa fosse successo.

Non passò neppure un giorno dalla diserzione di Vento che già lo smarrimento ebbe modo di creare il suo nido velenoso.

L’aria si fermò pesante sulle ciglia di chiunque.

Si fermò anche il coriandolare del polline tra i campi, allora il Fiore, che vide Vento nascondersi e sospirare a se stesso quelle parole di sconforto, con la lungimiranza di chi sa spargere un po’ di sé per colorare la vita degli altri, gli si rivolse alzando i petali come in una hallelu-Jah.
– Vento, tu hai ragione. Non v’è dubbio alcuno. La gratitudine è come l’acqua per le mie radici. Quando manca muore tutto. Seccano i propositi. Cade l’entusiasmo sul terreno. Calpestato dalle aspettative pesantissime che ognuno di noi si porta addosso.
Considera questo, però. Il campo non muore se un fiore solo sfiorisce. Le piogge prima o poi tornano secondo i loro giri. Con questo voglio dirti, senza troppe parole inutili, che ho bisogno di te. Perché fondamentale è la tua forza. I miei semi possono permettersi di posarsi, portati da te, sui fiori migliori. A colorare altre distese, ad essere raccolti dall’innamorato, a profumare la passeggiata, a seguire il Sole, ad essere disegnati da un bambino e così di nuovo rinascere, per colorare altre distese, per essere raccolti dall’innamorato, per profumare la passeggiata, per seguire il sole, per essere disegnati da un bambino.
Gli umani hanno scordato il motivo per cui sono qui, arrivati molto dopo di te, molto dopo di me, su questa terra che gli abbiamo dato in gestione. Hanno deciso di ricreare il mio profumo in laboratorio, hanno cercato di fermare i tuoi cicli finendo per mancare al patto con la nostra madre comune, Natura. Non hanno imparato nulla durante la convivenza con noi. Coinquilini presuntuosi e menefreghisti. Finiscono col celebrare e poi praticare il loro ego, come fosse una virtù. Non hanno imparato nulla dalle maree che tornano, dai fiumi in piena e dal respiro fremente della terra.
Per questo motivo, così maldestri e ingenui, vanno accarezzati. Perché il ricordo di una carezza può cancellare tutte la colpe di una coscienza imbrattata. Tu accarezzali. Dovrò bastarti io, così come dovrà bastarti la vita che mi hai dato, annodata com’è al tuo soffio.

Così parlò il Fiore.

Vento provò a cantare la sua riconoscenza.
Ci riuscì.

Il Fiore lasciò andare un seme.
Vento lo raccolse e lo portò con sé dall’altra parte del mondo affinché gli ricordasse, ad ogni giro della terra, il sapore della gratitudine.

 

Ah, se potessi modellarti con la terra di casa mia!

Ah, se potessi modellarti con la terra di casa mia!
Se potessi bagnare la terra di casa mia
e con le dita farti i fianchi
e poi spingere un grumo
e farci le tue spalle
e assottigliare una zolla
per farne le tue gambe.
 
Ah, se potessi modellarti con la terra di casa mia!
Casa mia non avrebbe più terra,
inventerei così tante te
per evitarmi la tua mancanza
che a casa mia non ci sarebbe più terra.
Dovrei estirpare i fiori che hai piantato,
le begonie
i tulipani
le orchidee
e le camelie
non esisterebbero più.
E per la smania di riaverti
di terra bagnata
e di una volontà sbagliata,
terra non ce ne sarà più,
ma darò il tuo nome
al mio deserto.

Fuori di terra bagnata, dentro di legna bruciata

Mi piaceva posare i miei giorni sopra i tuoi,
vivere di una vita piccola ma confortevole.
Mi piacevano i giorni che mi offrivi
come fossero paste di crema della Domenica.
Quei giorni profumati
fuori di terra bagnata,
dentro di legna bruciata,
di casa di campagna
di ‘900.
Io mi ricordo,
restavo a domandarmi
come facessero a essere così belle
le tue sopracciglia disordinate.

Sono stato molti amori,
ho contratto molti baci,
e redento i miei rancori
ma mi piaceva posare i miei giorni sopra i tuoi.