Innamorevoli porcherie

Dal cardine cade l’anta della persiana
il gatto salta, poi corre a nascondersi.
Mi hai detto innamorevoli porcherie
le ho viste coriandolare dappertutto
ogni volta le ho sgamate senza dirlo.
Ora come la riaggiustiamo ‘sta vita?
Se ci mettiamo a dormire lasciando
tutto così com’è, rischiamo grosso:
il gatto fugge
la sera scende
si fredda casa
cerco un plaid
lo cerco per te
ritorno a letto
e tu non ci sei
sorridendomi.

Un viaggio piccolo

Facciamo un viaggio piccolo
alzati dal divano
disegnati gli occhi
mettiti un vestito con una fantasia semplice
e andiamo a fare un viaggio piccolo
prendo l’autostrada
e guido fin dove ci va
con i fanali rossi
e alcune canzoni che scegli tu
guardiamo le sagome delle case abbandonate
verso Candela
e poi gli spilli rossi delle girandole eoliche
cerchiamo una trattoria nientaffatto turistica
di quelle che scelgono i camionisti
ci piace il suono dgli pneumatici
sull’asfalto buono dell’autostrada
e il freddo che cresce come si accende il nerobuio
dai, un viaggio piccolo
ci inventiamo un motivo
per scappare da qualcosa
così siamo pronti
una specie di esercitazione
 
spegni la tv.

Commettendo un delitto

La casa bisogna che sia profumata
altrimenti la notte
non ci riesci a dormire.
Intanto
dall’altra parte del mondo
starà albeggiando
e chissà a quale distanza
qualcuno
sta commettendo un delitto;
perché certamente
qualcuno
sta commettendo un delitto
oppure solamente
non sta sopravvivendo
a una notte senza luna.

La sera in cui lei arrampicò il corpo di lui

Gli arrabbiati piacciono agli arrabbiati
tu respira e cerca di copriti da quella pioggia nera
– mentre le diceva così
venne un rapido ululato dal traffico cittadino
che gli divorò per un breve momento le parole
guardava oltre il vetro
dietro i palazzacci annottava
poi continuò
– io non cerco un’oasi di tranquillità
cerco il tumulto
il precipizio
e in tutto questo
di farmi mancare il più possibile le cose necessarie.
 
La donna
poggiata scompostamente sul divano alle spalle di lui
si coprì la faccia
voleva fermare il peso delle parole
combattere la gravità pachidermica di ciò che le stava per dire.
L’uomo si voltò senza rivolgerle il viso
le si avvicinò
torreggiando
lei lo arrampicò con gli occhi
che parevano due pozzanghere
allora partì dalle ginocchia
al pube
poi il petto
il mento
la bocca
e infine
esausta
raggiunse l’iride.
 
– Ricordi la linea da cui siamo partiti?
L’amore è una maratona
si parte assieme
e vince uno
uno solo
e non
sei
tu.

Scrivendoti una canzone

Oggi ho provato a scriverti una canzone
ho cominciato parlando di cose
che noi due soli
conosciamo
 
poi ho avuto paura che fosse troppo
ho avuto paura che le parole difficili
si potessero intrecciare male
e ne venisse fuori un gomitolo disordinato
 
così ho pulito gli accordi
semplificato le armonie
e ridotto la melodia
a poche note
 
la mia canzone però
non aveva ancora
la giustizia suprema che ti concede la vita
quando ti meravigli per un bocciolo di rosa che si schiude
 
e allora sai cos’ho fatto?
ho capito che
la canzone che stavo provando a scriverti
non sa e non può contenerti
 
così ho chiuso il pianoforte
sono uscito in terrazza
svelandomi intero
alla luce che esondava intorno
 
il maestro maestrale rabbrividiva il mare
i gabbiani facevano l’amore coi pescherecci in ritirata
ho spinto il mio sguardo oltre il confine dell’orizzonte
e ho lanciato un pensiero d’amore nel vento
come se tu fossi un miracolo
e io la preghiera che l’ha supplicato.

Oggi il tuo amore, domani il mondo

dove lo sguardo si rarefa
e non arriva
lì infondo
c’è la colonna di fumo
e la tua trincea in fiamme
 
io
tra i brandelli dell’ultima città conquistata
e le rovine che agonizzano tutto intorno
sto per raggiungerti
voglio chiamare il mio impero
col tuo nome
 
non difenderti
non potrai
oppure fallo
ma sarà inutile
e forse bellissimo.
 
Oggi il tuo amore
domani il mondo.

Pochi splendidi fallimenti

Sollevandosi dalla sedia di plastica
le braccia si tesero sui braccioli
e per la forza messa
le mani si contrassero
in piccoli muscoli in esercizio
la bottiglia dell’acqua
non ancora finita
la portò alla borsa
guardandosi attorno
come stesse rubando il cuore del mondo
 
ci servì
poi
per recuperare liquidi
e affrontare in forze
ancora
pochi splendidi fallimenti.
 

Sei tutto il mio sonno perso

Ebbi da cercarti
in poche ferite dolenti
senza insistere
senza saziarmi
con tenerezze rosate
soffiai
sul tuo cuore impolverato.
 
Ebbi da cercarti
tra il profumo degli alveari
senza paura
ma senza guardare
con poco silenzio
raccolsi
il miele tuo il più dolce.
 
Ebbi da cercarti
in qualche rivolo di fatica
senza arresa
senza solvermi
con una fiammella blu
distillai
il tuo pianto divenendoti sidro di canto.
 
Ebbi da cercarti
da liquefare le notti
e i giorni pure
mi sei tutto il mio sonno perso.
 
Ed ebbi a cercarti
fino a trovarti
chiudendo gli occhi
cercando il riposo della fine
sotto alle palpebre
 
tra tutte le cose
sei ognuna di quelle.

Nostri errori di valutazione

Ho pensato
se fossimo le zampe di un ragno.
Ho pensato
se fossimo due rocce dolomitiche.
Ho pensato
se fossimo l’oceano in inverno
a cinquemila metri nel profondo.
Ho pensato
se fossimo due formiche.
Ho pensato
se fossimo le nostre lingue.
Ho pensato
se fossimo le nostre bugie.
Ho pensato
se fossimo due foglie di timo selvatico.
Ho pensato
se fossimo quello che ci raccontiamo.
Ho pensato
poi l’ho fatto di nuovo
e di nuovo ancora
e no
siamo solo i nostri errori di valutazione.