Un tocco solo


La tua assenza urla e scassa
e rimbalza su tutte le pareti
quelle incatramate, quelle ancora linde
il veto alla partecipazione amorosa inchiodato all’abisso di un orgogliaccio;
triste non poter tornare all’asfodelo 
solo le ginestre selvatiche reggono il paragone
ma troppe spine tra i fiori mielati
che durano un tocco solo.

Il salterio

Oh che chiacchiere

e cose di poco conto

la risacca mi svacca ei

sbianca il cancellabile

conteremo poi i canti?

divenga carne la spiga 

salterio la cancellata:

ci cambia il petto

nella respirazione come canna

sapere di amore raggiunto

tutto nostro tutto nostro.

Nei giorni di sempre

Sei rimasta dentro a una specie di sogno

meno reale con gli occhi aperti

senza più il profumo del vestito di fiori

rosa, blu, gialli, bianchi

persino i miei polpastrelli viziati dalla tua pelle ragazza dimenticano il tocco

voce poi eco sempre più lontano

avesti fame e andammo a mangiare dove volevi tu

una sensazione di conforto nei giorni di sempre

la stessa che adesso rincorro

cercando un indizio del lampo

resta l’immagine del molo deserto 

che scorgevo dalla tua nuca abbracciata

e le barche ormeggiate nel riposo invernale:

dimenticate e lontane dal privilegio della cura

anche loro

attendono un ritorno.

Innamorevoli porcherie

Dal cardine cade l’anta della persiana
il gatto salta, poi corre a nascondersi.
Mi hai detto innamorevoli porcherie
le ho viste coriandolare dappertutto
ogni volta le ho sgamate senza dirlo.
Ora come la riaggiustiamo ‘sta vita?
Se ci mettiamo a dormire lasciando
tutto così com’è, rischiamo grosso:
il gatto fugge
la sera scende
si fredda casa
cerco un plaid
lo cerco per te
ritorno a letto
e tu non ci sei
sorridendomi.

Nuova nuova

Mattina
molto presto
una nave mercantile
muggisce alla bocca del porto
lo fa ancora e un’altra volta ancora
mi stacca dalla carta adesiva del sonno
mentre sogno di farti nuova nuova
ma ora degli stracci della notte
non so che farmene:
più tardi forse
ti chiamo.

E diciamocelo!

Quando [non] andammo a Parigi fu bellissimo
ricordo come fosse ieri il momento in cui [non] salimmo sulla torreifella.
Anche quando [non] andammo altrove fu fantastico
per esempio quel giro in canoa in quel lago in Alaska
durante il quale [non] ripetevi in continuazione “e se ci ribaltiamo?”
e la guida [non] rideva senza capire.
La Transiberiana poi? Quella volta [non] ti portasti appresso trenta libri
e [non] ne leggesti neppure uno perché il paesaggio [non] ci incantava
così tanto da [non] farci dir nulla per tutta la parte russa.
Di tutte le esperienze che [non] abbiamo fatto insieme, però, quella migliore
è sicuro la più dozzinale, bassa, senza traccia di dignità né gusto, cinematograficamente grottesca, vintage, stupida, priva di senso;
ecco, quando [non] ci sposammo a Las Vegas.
Elvis in persona, dalla faccia e dalla peluria vagamente ispaniche
[non] ci cantò “Love me tender” mentre [non] ci porgeva le fedi di latta.
Tu [non] piangesti e io finii per [non] commuovermi con te; ma [non] eravamo ubriachi.
La crociera che [non] facemmo durante la quale eravamo gli unici che non avevano da recuperare un rapporto perso a causa di multiple gravidanze o corna vicendevoli.
Ma il palco è vuoto
le luci spente
la scena spoglia
e possiamo pure dirlo
e diciamocelo
che è un peccato io [non] conosca te
e tu [non] conosca me;
che [non] siamo in altre vite
che [non] ci faremo andar bene.
Ma [non] va bene:
tu [non] sai.

La precedenza

Vorrei vederti guidare
e così
starmene accanto
mentre guardi i segnali
e incroci sguardi avversi:
i maschi che
grazie al tuo sesso concavo
ti danno la precedenza
e non solo quella.

Il primo pomeriggio della mia vita

Il primo pomeriggio
della mia vita
si chiamava
Arianna
aveva otto
o forse nove
cicatrici sul braccio
camminava
sempre a
testa in
giù
e
se
oggi
ancora
si ricorda
un poco di me
è solo perché
una volta
le dissi
che
per me
poteva stare
con la testa in giù
tutto il tempo
che voleva
che tanto
i mostri
restano
mostri
per lei
per me
per tutti.

Aspetto ogni sera

Mentre scende le scale
si allunga tutta
ora rasenta il muro
ed è più bella della realtà
più il tempo passa
meglio occupa lo spazio
aspetto ogni sera
che l’ombra del tuo pianoforte
sfili la sua luce
e si unisca a me.

Direzioni diverse

Il ragazzo le chiede una sigaretta
lei lo guarda cospirando noia
vieni a fumare?
non vengo a fumare!
ma non c’è bisogno di rispondere così.
Lo sai che mentre mangio non fumo.
Quello fa spallucce
esce stringendo la sigaretta tra le labbra
lei lo segue con la coda dell’occhio
poi torna a guardare l’uomo di fronte
che ride con sua moglie.