Scrivendoti una canzone

Oggi ho provato a scriverti una canzone
ho cominciato parlando di cose
che noi due soli
conosciamo
 
poi ho avuto paura che fosse troppo
ho avuto paura che le parole difficili
si potessero intrecciare male
e ne venisse fuori un gomitolo disordinato
 
così ho pulito gli accordi
semplificato le armonie
e ridotto la melodia
a poche note
 
la mia canzone però
non aveva ancora
la giustizia suprema che ti concede la vita
quando ti meravigli per un bocciolo di rosa che si schiude
 
e allora sai cos’ho fatto?
ho capito che
la canzone che stavo provando a scriverti
non sa e non può contenerti
 
così ho chiuso il pianoforte
sono uscito in terrazza
svelandomi intero
alla luce che esondava intorno
 
il maestro maestrale rabbrividiva il mare
i gabbiani facevano l’amore coi pescherecci in ritirata
ho spinto il mio sguardo oltre il confine dell’orizzonte
e ho lanciato un pensiero d’amore nel vento
come se tu fossi un miracolo
e io la preghiera che l’ha supplicato.

È successa una poesia

È successa una poesia
come succede il maestrale
ha voltato le parole
stese ad asciugare
sul filo di ciò che avrei potuto dire.
 
È successa una poesia
ed è fiorito tutto un giardino
il mare della tranquillità
m’ha ricordato
che i fiori esistono anche di notte.
 
È successa una poesia
è successa piccola piccola
alla luce del primo mattino
ha cominciato a danzare
come una fiammella leggera.
 
È successa una poesia
a cui voglio chiedere
di quale scuro colore sarà
il giorno in cui non riuscirò più
a riconoscerla.

Ho cercato di far assomigliare le cose a te

Non ho mai cercato nulla che ti somigliasse,
piuttosto il contrario,
ho cercato di far assomigliare le cose a te.
Gli oggetti hanno preso le sembianze
delle cose di ogni giorno,
se ogni giorno fosse assieme a me.
 
Lo spremiagrumi
il centrotavola,
il portasapone,
il battiscopa,
lo stendipanni,
il giradischi,
gli asciugamani,
il fermacarte.
Il fermacarte,
già.
 
Cambia aspetto,
non esserti più,
divieni un vento.
Scegli tu quale,
Maestrale? Puoi.
Levante? Puoi.
Tramontana? Puoi.
Libeccio? Puoi.
Ma cambia, ti prego,
non voglio più pensare
che hai una consistenza
materiale
fisica
gravitazionale
se non posso più
tenerti.