Cronaca di un fuocherello

Comprammo due scatole di diavolina;
mentre lei con l’indice tirava la prima dallo scaffale del supermercato
si voltò nella mia direzione
io guardavo il reparto della frutta secca
e mi fece –
forse è meglio prenderne due
sia mai non riusciamo ad accenderlo –
così le dissi che ok
potevamo spendere qualche centesimo in più
tanto non avremmo mangiato tutta la notte
qualche secono dopo aggiunsi
che le stavamo comprando per sicurezza
perché io poche volte ho acceso un fuoco

 

 

la sera si accese assieme alle serenate dei grilli
vibrava il caldo torrido che portava dalla città l’odore del mare stagnante
la campagna muggiva ancora dei suoni dei pochi contadini rimasti nei campi
ci sistemammo sul verandino
la mia ragazza apparecchiò male sul tavolo di plastica
quello cotto dai pranzi sotto il sole di Luglio
di quando mio padre c’era ancora
e si brindava col vino di mio nonno
che quindi c’era pure lui
ma mio padre è schiattato prima di suo padre
e per sommi capi questo è un pelo più drammatico

 

 

dopo fumò una sigaretta come fosse accavallare le gambe
un vezzo necessario per una donna seduta
le fettine sarebbero state pronte in due paia di minuti
giusto il tempo per guardare il tragitto di una zanzara
che le si posò sul braccio
gonfiò la sua sacca di sangue
si staccò dal braccio
e volacchiò pesante
fino a posarsi giusto sopra il plafone con la luce gialla dell’ingresso
mi alzai e portai con me un piatto e una forchetta
sollevai la graticola
portai la carne a tavola
lei sorrise senza guardarmi

 

 

sul piano della cucina
dentro
oltre le tendine di plastica
notai la busta bianca con le due scatole di diavolina
sigillate
a quel punto
dall’altro mondo
sentii mio padre ridere
quella fu la prima volta che ridemmo assieme.

L’impronta delle sue labbra sul bicchiere

la verità è che non guardavo le sue mani
guardavo l’impronta delle sue labbra sul bicchiere
 
se non sai ascoltarmi
– diceva –
non fingere di saperlo fare
 
ma io l’ascoltavo
 
angeli della vite
diteglielo voi
che sapete ascoltarmi
mentre ascolto
e annego dentro alla ferita
in fondo al ventre della notte
angeli del luppolo
anche voi
testimoniate
voi che sapete
che nel sogno vi concedete
 
così come gli angeli del distillo
pure loro
lo sanno
come profuma il suo nome
 
diteglielo voi
io non conosco un porto sicuro
nel quale far riposare
la mia flotta sconfitta.

Rebetiko del naufrago innamorato

Conosco una donna
e le sue croci bianche
la luce è luce nella luce
e fa della vita la vita
 
è un profumo la donna
a cui canto
si fa guardare come una calamità
si fa desiderare come la fortuna
 
bevo il suo cuore
canto con gli anziani
al tavolo del rebetiko:
la zattera per non affondare nella notte
 
i suoi capelli sono origano selvatico
acini d’uva nera i suoi occhi
il suo collo un porto quieto
e alla sera
quando sole danzano le falene
sotto la mia pelle
succede una festa di paese.