Ogni giorno a quest’ora

La signora bionda in tailleur
che dà piccoli velocissimi scatti col capo
per sistemare il ciuffo della frangia
borsa a mano
calze che mi piace pensare autoreggenti
scodinzola sulla traiettoria del marciapiede
sempre
a quest’ora
o poco prima di quest’ora
o poco dopo
sempre
inconsapevole
si affaccia sulla scena urbana
come in un atto teatrale.
Io sul palco regale
ovvero un balcone piccolo
di una casa popolare
assisto onorato-e-rispettoso
al suo piccolo tratto di vita.
La sua storia è quella che può venire
da una signora sulla cinquantina
che ha un probabile imminente piacere
da raggiungere-e-praticare
e che si compie
in un’ora circa
in un posto che chiameremo
amore.

Ti cerco

Oltre la parabola del salto
oltre il cerchio rosso
oltre il senso della fine
oltre il rantolo della vita
oltre la nebbia fitta
oltre la ferita
oltre la supplica
oltre la sera che spoglia il giorno
oltre i suoni della strada nelle case
e le case che si fanno strada
oltre le gocce di una pelle che non conosco
il sale del Mediterraneo
oltre il vincolo del codice che ci diamo
del significato che ci diamo
oltre il corpo
la parola
il compiuto
il gesto
la soluzione
l’incontro
l’abbraccio
il silenzio
il tempo
l’attesa
la disettesa
il canto
infondo alla notte
e oltre
ti cerco.

I giorni vigliacchi

Non restava niente degli anni della tenerezza
– nessuno, nessuno tranne il sottoscritto può sapere
e nessuno può scrivere prima quel che verrà detto poi! –
urlò l’uomo sbattendo un pugno sul tavolo
su cui si posava una striscia di luce pomeridiana
poi guardò la donna bagnarsi di un pianto simile a quello delle bestie
l’uomo attese che finisse di guaire
le si avvicinò
premette il suo petto sul suo seno
e avvolgendola come in una morsa tra le grandi braccia
si fece vibrare addosso le scosse di assestamento del dolore di lei.
 
Quando fu buio
e il fruscìo del traffico serale cominciò a sibilare nell’appartamento
come un gas letale
nessuno accese le luci
la donna e le sue lacrime
si erano abbandonate esauste e scomposte sul divano
il soffitto cominciò a brillare dei luccichii dei fari delle auto
delle insegne intermittenti dei locali

e delle abatjour arancioni nelle case degli altri.

La donna allora aprì pesantemente le palpebre
voltò impercettibilmente lo sguardo verso l’ingresso
e visse giorni vigliacchi
che riempì con la sola cosa che le restava
la sua assenza.

Mostrami com’è che si fa la vita

Mostrami
te ne prego
com’è che si fa la vita.
Dove posso trovarla.
sotto quale albero
o cespuglio
o fondale marino.
 
Indicami
ti scongiuro
il punto da cui ti piace la città.
Voglio
mettermi dall’altra parte
e sbracciarmi
e farti-mancare-a-me-stesso-per-poi-ritrovarti.
 
Com’è colorata la tenerezza di cui t’ho amata
e come sono sporchi i cieli sotto i quali non siamo più.
C’è qualcosa di santo nelle tue mani bianche.

Sotto una quercia

Ho cercato

davvero

dappertutto

ma non ho

saputo abbracciare

una quercia

che mi rendesse

il perdono

per essere uomo.

Avrei voluto

trovarci dentro

la vita.

Fare la fila come gli sconosciuti

Non ho più niente da darti,
le ore sono piccole
e io nasco, cresco e muoio
in un giorno soltanto.
 
Non hai più niente da prenderti,
il silenzio s’è sciupato
ha le crepe in mezzo agli occhi
che ci passa un aeroplano.
 
Non le poesie,
quelle cuciture stupide
che fanno baciare quello che sei
con quello che vorrei esserti.
 
Nemmeno le canzoni,
che sono un bel vestito
tutto damascato
di petali appassiti.
 
Il vino
le rose
le vittorie,
persino i baci.
 
Non ho più niente da darti
non hai più niente da prenderti
se vuoi puoi pagare come fanno tutti,
fare la fila come gli sconosciuti.
 
E non guardarmi di lato,
non puoi permettertelo,
non ambire, piangi piuttosto,
vita.