Sei tutto il mio sonno perso

Ebbi da cercarti
in poche ferite dolenti
senza insistere
senza saziarmi
con tenerezze rosate
soffiai
sul tuo cuore impolverato.
 
Ebbi da cercarti
tra il profumo degli alveari
senza paura
ma senza guardare
con poco silenzio
raccolsi
il miele tuo il più dolce.
 
Ebbi da cercarti
in qualche rivolo di fatica
senza arresa
senza solvermi
con una fiammella blu
distillai
il tuo pianto divenendoti sidro di canto.
 
Ebbi da cercarti
da liquefare le notti
e i giorni pure
mi sei tutto il mio sonno perso.
 
Ed ebbi a cercarti
fino a trovarti
chiudendo gli occhi
cercando il riposo della fine
sotto alle palpebre
 
tra tutte le cose
sei ognuna di quelle.

Ti cerco

Oltre la parabola del salto
oltre il cerchio rosso
oltre il senso della fine
oltre il rantolo della vita
oltre la nebbia fitta
oltre la ferita
oltre la supplica
oltre la sera che spoglia il giorno
oltre i suoni della strada nelle case
e le case che si fanno strada
oltre le gocce di una pelle che non conosco
il sale del Mediterraneo
oltre il vincolo del codice che ci diamo
del significato che ci diamo
oltre il corpo
la parola
il compiuto
il gesto
la soluzione
l’incontro
l’abbraccio
il silenzio
il tempo
l’attesa
la disettesa
il canto
infondo alla notte
e oltre
ti cerco.

Ho combattuto guerre sotto alla tua pelle

Quante guerre ho combattuto sotto alla tua pelle
e nessuna che io sia riuscito a vincere
nessuna che mi legittimasse
 
da lì sotto, da sotto alla tua pelle
i tramonti non cercavano i poeti
e i poeti non cercavano i tramonti
 
com’era bella l’estate
quando mi riposavo all’ombra delle tue tempie
e stavo e restavo al fresco delle tue palpebre
 
c’è stato quel tempo di pace
io l’ho gustato come una spezia preziosa
per poi armarmi e partire di notte, in silenzio
 
ho combattuto guerre sotto alla tua pelle
ma anche tra le macerie
è bello il giorno che divampa e muore.
 

Le parole che avevo messo da parte per te

Lo vedi?

Il cesto di paglia

con le parole che avevo messo da parte per te

se n’è andato per terra.

Sono inciampato

sul tuo silenzio

e il cesto di paglia

con le parole che avevo messo da parte per te

s’è schiantato a terra.

 

Ora,

stanotte ha piovuto molto,

il marciapiede fradicio

ha reso le parole

irriconoscibili.

Si sono unite,

bagnate com’erano,

in una poltiglia di sillabe,

accenti,

punti,

virgole,

parentesi,

vocali,

consonanti

e maiuscole.

 

Ho raccolto

quello che c’era da raccogliere.

Sono tornato indietro,

ho aperto casa,

poggiato la palla di parole,

il cesto

e le mie intenzioni

sul tavolo della cucina.

Poi mi sono accucciato sul tappeto

accanto al tavolo della cucina,

come faceva il segugio

che è il tuo sesto senso,

quando mi dicevi

che t’avrei lasciata

perché io sto bene

solo da solo.

E io ti rispondevo che no,

che dici,

ma dai.

 

Lì mi sono addormentato,

sul tappeto accanto al tavolo della cucina,

mentre gocciolava sulla mia faccia

il sidro

delle parole che avevo messo da parte per te.