Sei tutto il mio sonno perso

Ebbi da cercarti
in poche ferite dolenti
senza insistere
senza saziarmi
con tenerezze rosate
soffiai
sul tuo cuore impolverato.
 
Ebbi da cercarti
tra il profumo degli alveari
senza paura
ma senza guardare
con poco silenzio
raccolsi
il miele tuo il più dolce.
 
Ebbi da cercarti
in qualche rivolo di fatica
senza arresa
senza solvermi
con una fiammella blu
distillai
il tuo pianto divenendoti sidro di canto.
 
Ebbi da cercarti
da liquefare le notti
e i giorni pure
mi sei tutto il mio sonno perso.
 
Ed ebbi a cercarti
fino a trovarti
chiudendo gli occhi
cercando il riposo della fine
sotto alle palpebre
 
tra tutte le cose
sei ognuna di quelle.

Nostri errori di valutazione

Ho pensato
se fossimo le zampe di un ragno.
Ho pensato
se fossimo due rocce dolomitiche.
Ho pensato
se fossimo l’oceano in inverno
a cinquemila metri nel profondo.
Ho pensato
se fossimo due formiche.
Ho pensato
se fossimo le nostre lingue.
Ho pensato
se fossimo le nostre bugie.
Ho pensato
se fossimo due foglie di timo selvatico.
Ho pensato
se fossimo quello che ci raccontiamo.
Ho pensato
poi l’ho fatto di nuovo
e di nuovo ancora
e no
siamo solo i nostri errori di valutazione.

Noi siamo quegli animali

Noi siamo quegli animali
che messi all’angolo
si guardano attorno acuti
cercando di capire
se ci sono
quali sono
e quante sono
le vie di fuga.
 
Noi siamo quegli animali
che primordiali
si annusano l’odore
cercando di capire
se si può
quanto si può
e come si può
osare.
 
Noi siamo quegli animali
rimasti soli
impigliati
nel ghiaccio antico
 
estinti
perché
soccombemmo
a una glaciazione
che ebbe il suo pieno fulgóre
dentro di noi
 
il cielo frantumandosi si fece di cristallo
ci ammantò di piccole gemme luminose
e ci rese preziosi
sempiterni
bellissimi
inestimabili.

È successa una poesia

È successa una poesia
come succede il maestrale
ha voltato le parole
stese ad asciugare
sul filo di ciò che avrei potuto dire.
 
È successa una poesia
ed è fiorito tutto un giardino
il mare della tranquillità
m’ha ricordato
che i fiori esistono anche di notte.
 
È successa una poesia
è successa piccola piccola
alla luce del primo mattino
ha cominciato a danzare
come una fiammella leggera.
 
È successa una poesia
a cui voglio chiedere
di quale scuro colore sarà
il giorno in cui non riuscirò più
a riconoscerla.

Come imparare un bacio

Provai
molte volte
a baciare la pioggia
ma non riuscii
io non riuscii a trattenerla la pioggia
sulle mie labbra di bimbo.
 
Provai
quindi
alcune volte
a baciare la notte
e non ci riuscii
proprio no
io non sentii posarsi la notte
sulle mie labbra di ragazzo.
 
Ed ecco
ritorno adesso
avendo potuto
essendo state
addomesticate
le mie labbra di uomo
a tentare il tuo bacio.

Rebetiko del naufrago innamorato

Conosco una donna
e le sue croci bianche
la luce è luce nella luce
e fa della vita la vita
 
è un profumo la donna
a cui canto
si fa guardare come una calamità
si fa desiderare come la fortuna
 
bevo il suo cuore
canto con gli anziani
al tavolo del rebetiko:
la zattera per non affondare nella notte
 
i suoi capelli sono origano selvatico
acini d’uva nera i suoi occhi
il suo collo un porto quieto
e alla sera
quando sole danzano le falene
sotto la mia pelle
succede una festa di paese.
 

La tua isola

Ma era la prima volta che sorvolavo la tua isola
ci vedevo le radure e i fuochi e i rottami di chi
ha sorvolato la tua isola prima che lo facessi io
ci vedevo i messaggi che mandavano dall’alto
le richieste di aiuto ancora visibili sulla sabbia
e vedevo macchie nere su tutta la tua superfice
ognuna di quelle è stata un grande fuoco rosso
e tu che sei definitiva come le cose improvvise
non hai avuto nessuna pietà per la loro miseria
e ascoltami mia signora dei baci e di salsedine
scongiurami dallo scongiurarti di mai finirmi
concedimi un giorno uno solo la tua isola
permettimi ti portarmi alle guance
la tua sabbia calda di sole
di guardare la clessidra
la marea che si alza
e se puoi ti prego
donami a lei
alla marea
che possa
portarmi
dove tu
non
sei
più.

Le due ferite che hai sul viso

Puoi orientarti
e persino permetterti di perderti
su di me
 
con le due ferite che hai sul volto
quelle che il mondo ti costringe ad aprire
per obbligarti a guardarlo.
 
Su di me, ti dico
puoi permetterti di scordare il sentiero
dal quale vieni
 
con le due ferite che hai sul viso
quelle che ti portano la luce
saprai riconoscermi.
 
Ma devi incamminarti
un passo avanti e poi un altro
su di me, incamminami
 
le due ferite che hai sotto la fronte
faranno di te un viaggio
e io mi farò faro e tu potrai abitarmi.

Come ti stavo dicendo

Come ti stavo dicendo prima che m’interrompesse il disappunto tuo per il desiderio mio di te e che fossi scaraventato fuori dalla galassia che abiti, ecco: ti amo. Non è che volessi toccarti le ciglia, a questo mai mi sarei permesso di ambire, solamente mi avrebbe procurato del privilegio il fatto di avere un po’ della tua anidride carbonica in me, il feticcio di respirare l’aria che tu hai già respirato. Non so se lo sai, ebbene, l’anidride carbonica provoca sonnolenza. E io, quando l’esplosione mi ha sputato fuori dal cosmo, stavo appunto dicendoti, ecco: se mi appisolo non è una scusa per poggiare la mia testa sulle tue cosce. Conoscevo la tua pericolosità, cioè, nel senso, me la immaginavo, ma non pensavo che avvicinandomi con la testa di qualche centimetro potessi innescarti. E invece. Quella maledetta anidride carbonica, m’ha reso il servizio. Tutta colpa sua. Tutta colpa dell’anidride carbonica. La testa ha cominciato a pendolare e io che avevo gli occhi chiusi a concentrarmi, a goderti, a gustarti, a respirare il tuo respiro, ho formato un’ellisse che mi ha attratto alla tua orbita. Un casino insomma, facevo per esserti satellite e invece sono deflagrato in un boom di meteoriti piccoli piccoli. E tutto questo, tutto ‘sto tutto, perché volevo dirti senza urlare che, ecco: ti amo.

Ma io?

Ma io?
Io non ho niente per te.
Le poesie che hai letto
i romanzi
le storie di cui fai parte
non ho niente per te.
Cosa ti aspetti?
Non aspettarti le sceneggiature
di un film che non guarderai mai.
Chi fa il finale sei tu
chi mi guarda sei tu
chi sa com’è meglio sei tu
io posso solo virare la rotta della mia storia.
Ma guardami
io ho solo un po’ di terra
e una vanga
e il privilegio di poterti estirpare
tutte le volte che voglio.